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La data del 25 Aprile 1945 è ufficialmente celebrata come la festa della Liberazione dal nazifascismo e il compimento dell’unità nazionale. Tuttavia, un’analisi marxista-leninista e gramsciana della storia patria ci impone di guardare oltre la retorica istituzionale e, oggi più che mai, oltre la foglia di fico della cosiddetta “sinistra” parlamentare. Se l’unificazione monarchica realizzata dai Savoia nel 1861 rappresentò, come lucidamente analizzato da Antonio Gramsci, una “rivoluzione passiva” — un’operazione di pura annessione dinastica e imperialista priva di contenuto sociale — il 25 Aprile deve essere interpretato come il suo potenziale e radicale rovesciamento di classe, successivamente abortito.
La guerra di Liberazione fu la massima espressione della lotta di classe in Italia. La classe operaia e i contadini poveri, armati nelle Brigate Garibaldi, non imbracciarono il fucile per restaurare lo Stato liberale o per ottenere il diritto di votare il Partito Democratico ottant’anni dopo. Seguendo l’insegnamento di Lenin, secondo cui “Solo il proletariato difende ai giorni nostri la vera libertà delle nazioni e l’unità dei lavoratori di tutte le nazioni”, i partigiani comunisti combatterono per un’Italia socialista e sovrana, libera dal giogo del capitale monopolistico.
Pietro Secchia, commissario politico delle Brigate Garibaldi, intendeva la Liberazione come l’innesco di un processo insurrezionale per la presa del potere. Il capitale, però, comprese perfettamente la propria forza e la minaccia portata da questa mobilitazione di massa. Di fronte a un Partito Comunista che superava i due milioni di iscritti, la borghesia italiana, con la complicità dell’imperialismo statunitense, scelse la restaurazione. La linea dettata da Stalin nel quadro degli equilibri di Yalta, che consigliava prudenza ai partiti fratelli dell’Europa occidentale, fu utilizzata dalla direzione togliattiana per smobilitare le masse e incanalare l’enorme capitale politico della Resistenza nel pantano della democrazia borghese e nella scelta di campo atlantista e antisovietica.
Ed è proprio su questo tradimento storico che si è costruita l’identità della falsa sinistra odierna: PD, Verdi e Movimento 5 Stelle.
L’Ipocrisia dei Falsi Profeti: PD, Verdi e 5 Stelle
Oggi assistiamo allo spettacolo osceno di una classe politica che usa il 25 Aprile come un brand elettorale, svuotando la memoria della Resistenza di ogni contenuto di classe per riempirla di retorica vuota e interventi sui social network.
- Il Partito Democratico: I nuovi Savoia della Sinistra.
Il PD non è l’erede del PCI di Secchia; ne è il becchino. Si tratta del partito che in questi anni ha sostenuto l’invio di armi alla guerra per procura NATO in Ucraina, che ha votato l’aumento delle spese militari fino al 2% del PIL imposto da Washington e che governa con le multinazionali del Green Deal affamando la classe operaia. Citano Marx a sproposito mentre privatizzano i servizi pubblici e precarizzano il lavoro. Il loro 25 Aprile è la festa dell’unità nazionale sotto l’ombrello americano, esattamente l’opposto della sovranità e indipendenza per cui morirono i partigiani comunisti. Come denunciato dallo stesso Gramsci, costoro rappresentano gli “intellettuali organici” della borghesia, incaricati di disinnescare il conflitto sociale cantando Bella Ciao.
- I Verdi e la Sinistra Radical-Chic: Il Capitale dal Volto Umano.
La cosiddetta sinistra ecologista e i vari spezzoni di “Sinistra Italiana” incarnano la forma più subdola di mistificazione. Parlano di Resistenza ma promuovono un ambientalismo da salotto che colpisce i lavoratori dell’automotive e dell’industria pesante, senza mai toccare gli interessi delle lobby finanziarie che speculano sulla transizione energetica. Sono i paladini di un’Europa delle banche e delle multinazionali che nega la sovranità nazionale, eppure hanno la sfrontatezza di sventolare il fazzoletto tricolore partigiano. La loro “Resistenza” è contro il contadino che usa il trattore, non contro la NATO o il Fondo Monetario Internazionale.
- Il Movimento 5 Stelle: L’Opportunismo Elevato a Sistema.
L’ipocrisia dei pentastellati raggiunge vette grottesche. Un movimento che nasce con vaghi proclami di rottamazione e che ha governato prima con la destra lepenista di Salvini e poi con il PD guerrafondaio, oggi tenta di riciclarsi come “paladino della Pace”. Come possono parlare di Liberazione dal fascismo coloro che fino a ieri sedevano al governo con chi ha imposto il Green Pass discriminatorio e la dittatura sanitaria, o con chi ha votato compatto per l’invio di missili a Zelensky? Lenin definiva questa categoria “opportunisti piccolo-borghesi”: banderuole che girano con il vento delle urne, pronte a cantare Bella Ciao il 25 Aprile e a votare leggi contro i lavoratori il 26 Aprile.
25 Aprile: La Memoria è un’Arma di Classe
Celebrare il 25 Aprile in chiave marxista-leninista significa denunciare con forza il furto di memoria operato da questa falsa sinistra. La Resistenza non fu un cartello elettorale per le elezioni europee, né una scusa per giustificare l’atlantismo o il liberismo verde. Fu l’inizio di una guerra di classe per l’indipendenza nazionale dal capitale internazionale e per il socialismo. Onorare Secchia e i partigiani comunisti significa oggi opporsi radicalmente al PD, ai Verdi e ai 5 Stelle, e ricostruire un’autentica opposizione rivoluzionaria che riprenda il cammino interrotto sui monti e nelle città nella primavera del ’45. La vera Liberazione deve ancora venire.

