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La categoria degli intellettuali organici è una delle elaborazioni più originali di Antonio Gramsci nei Quaderni del carcere. Gramsci parte da una critica della concezione tradizionale dell’intellettuale come soggetto autonomo, libero dai vincoli di classe, portatore di una cultura “universale”. Questa rappresentazione è, per Gramsci, un’illusione ideologica: ogni intellettuale ha una funzione organica rispetto a un blocco di forze sociali determinato.
Gramsci distingue due tipi fondamentali di intellettuali. Gli intellettuali tradizionali sono quelli che si autopercepiscono come autonomi dalla struttura di classe — filosofi, ecclesiastici, letterati — e che storicamente hanno svolto funzioni di direzione ideologica per le classi dominanti pur mantenendo l’apparenza dell’indipendenza. Gli intellettuali organici sono invece quelli che ogni classe sociale genera direttamente: danno alla classe omogeneità, coscienza della propria funzione, capacità di organizzarsi e di elaborare una visione del mondo coerente.
La borghesia generò i propri intellettuali organici: i tecnici dell’industria, gli economisti, gli organizzatori della cultura, i giuristi, i politici. Analogamente, il proletariato deve generare i propri intellettuali organici: dirigenti di partito, teorici del marxismo, organizzatori del consenso operaio, quadri capaci di tradurre la visione comunista in direzione pratica concreta. Il Partito Comunista è per Gramsci l’intellettuale collettivo della classe operaia.
Gli intellettuali che ogni classe sociale genera per dare coerenza, coscienza e organizzazione alla propria visione del mondo e ai propri interessi di classe.


