Antonio Gramsci

Antonio Gramsci nacque ad Ales, in Sardegna, il 22 gennaio 1891, sesto di sette figli di una famiglia di funzionari statali. La famiglia cadde in miseria dopo l’arresto del padre per presunte irregolarità amministrative. Gramsci crebbe in condizioni di povertà e con una salute cagionevole, aggravata da una deformazione alla colonna vertebrale. Nonostante le difficoltà materiali, studiò con borse di studio e nel 1911 si iscrisse alla Facoltà di Lettere dell’Università di Torino.
A Torino, centro dell’industria italiana e capitale del proletariato operaio nazionale, entrò in contatto con il movimento operaio socialista. Nel 1913 si iscrisse al Partito Socialista Italiano e iniziò l’attività giornalistica. Nel 1919, insieme ad Angelo Tasca, Palmiro Togliatti e Umberto Terracini, fondò la rivista L’Ordine Nuovo, che divenne l’organo teorico del movimento dei Consigli di fabbrica durante il biennio rosso (1919-1920). I consigli di fabbrica — organismi di controllo operaio sui processi produttivi — erano per Gramsci la forma embrionale del potere operaio, analoga ai Soviet russi.
Al Congresso di Livorno del 1921, quando il PSI si divise, Gramsci fu tra i fondatori del Partito Comunista d’Italia. Nel 1922 si recò a Mosca come delegato del partito presso il Comintern, dove rimase fino al 1924, stringendo rapporti diretti con Lenin e il gruppo dirigente bolscevico. Nel novembre 1926, dopo la soppressione di tutti i partiti da parte del regime fascista, fu arrestato. Il procuratore fascista disse in tribunale: «Dobbiamo impedire a questo cervello di funzionare per vent’anni.»
Gramsci fu condannato a oltre venti anni di carcere. In carcere, nonostante le condizioni di salute sempre più precarie e le restrizioni dell’amministrazione penitenziaria, scrisse i Quaderni del carcere: 33 quaderni, circa 3000 pagine, redatti tra il 1929 e il 1935. In quest’opera analizzò i meccanismi del potere borghese — non solo la coercizione ma l’egemonia culturale e ideologica — la funzione degli intellettuali, la struttura dello Stato, la questione meridionale italiana e la storia degli intellettuali italiani.
Liberato nel 1937 per l’aggravarsi della malattia, morì a Roma il 27 aprile 1937. I Quaderni furono portati in salvo e pubblicati dopo la Liberazione a cura di Palmiro Togliatti. Il suo pensiero è un contributo al marxismo sull’analisi della sovrastruttura, del rapporto tra struttura e superstruttura, e sulla politica rivoluzionaria nei paesi capitalisti con una lunga tradizione statale.
Opere principali
Quaderni del carcere (1929-1935, postumo)
Lettere dal carcere (postumo)
L’Ordine Nuovo (articoli 1919-1920)
Sul fascismo (scritti 1921-1926)
