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Filantrocapitalismo e controllo imperialista: Analisi

Redazione Pubblicato il 8 ore fa 16 minuti letti
Filantrocapitalismo

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Il filantrocapitalismo come strumento di controllo imperialista

La sinistra, da decenni, usa grazie al suo mainstream il metodo statunitense per il consenso, soprattutto elettorale. Una cosa che viene dettata a tavolino dai suoi spin doctor.  Per la politica, ogni elettore (anche i non votanti che sono comunque compresi negli aventi diritto) vale non solo consenso, ma soprattutto denaro. Da quando l’Europa ha preso in prestito il modello elettoralistico anglosassone dei due schieramenti, questa cosa è diventata basilare: senza soldi non si fa politica e soprattutto ha reso chi comanda e chi sta alla supposta opposizione le facce della stessa medaglia. 
Una delle parti della Left, soprattutto europea soggiogata da questo giochino, sono le ONG (organizzazioni non governative), che si spacciano per le uniche portatrici di atti “rivoluzionari”, tramite la solidarietà, in stile Esercito della Salvezza di anglicana memoria, con la famosa frase hollywoodiana: “Figli miei noi siamo privilegiati e fortunati, dobbiamo donare ai bisognosi”. Non importa se i loro amici colonizzano, uccidono, facendo passare i ricchi e borghesi sinistroidi come benefattori della finta lotta di classe. 

Apparati ideologici di consenso e l’analisi del filantrocapitalismo

Qui la borghesia imperialista non fa altro che costruire sofisticati apparati ideologici di consenso. Quello che oggi osserviamo nella cosiddetta “sinistra” occidentale è esattamente questo meccanismo: la trasformazione della politica progressista in un prodotto commerciale, gestito secondo le logiche del marketing elettorale anglosassone. La classe dominante non impone le proprie idee con la violenza, ma le fa adottare spontaneamente dalle classi subalterne attraverso l’apparato culturale e mediatico. 

Per poter capire il business delle ONG, come sempre facciamo nell’ambito del materialismo dialettico marxista, riportiamo qui di seguito i dati borghesi che confermano come le ONG siano vere e proprie fabbriche di denaro e ovviamente plusvalore, pensate ai volontari che gratis o addirittura a pagamento fanno di tutto per esserci e fare le foto coi “poveri”. Una vera e propria idea che nasce con la IV internazionale troskista del 1939 traslata poi all’ONU, che nasce proprio nel 1945, dopo la SDN (Società delle nazioni), con la sede a NYCity nel famoso Palazzo di vetro. 

Il business delle ONG e i dati del capitale finanziario

Le principali 10 ONG mondiali sono organizzazioni leader nella cooperazione internazionale, aiuto umanitario e sviluppo.  

Ecco una lista basata su impatto e dimensioni, spesso citata da Amahoro pro Africa Onlus: 

  1. BRAC (Bangladesh Rural Advancement Committee): Spesso classificata come la più grande ONG al mondo per numero di dipendenti e impatto nello sviluppo. 
  1. Medici Senza Frontiere (MSF): Nota per l’assistenza medica d’emergenza in zone di guerra e crisi. 
  1. Oxfam International: Confederazione dedita alla lotta contro la povertà e le ingiustizie nel mondo. 
  1. Save the Children: Organizzazione internazionale focalizzata sulla difesa e promozione dei diritti dei bambini. 
  1. Bill & Melinda Gates Foundation: Una delle più grandi fondazioni private al mondo, attiva nella salute globale e riduzione della povertà. 
  1. Open Society Foundations: Sostiene progetti su democrazia, diritti umani e giustizia. 
  1. Wikimedia Foundation: Gestisce Wikipedia, promuovendo l’accesso libero all’informazione. 
  1. Acumen Fund: Si concentra su investimenti a impatto per risolvere la povertà. 
  1. Mercy Corps: ONG attiva nella risposta alle emergenze e nello sviluppo economico. 
  1. CARE International: Impegnata nella lotta alla povertà globale e nella risposta alle catastrofi.  

 

Naturalmente non esistono cifre certe di queste ONG e loro introiti, però, ancora una volta ci affidiamo al Web borghese che ci da i dati: “Non esiste una cifra unica e consolidata che rappresenti il budget totale di tutte le ONG a livello mondiale, poiché si tratta di decine di migliaia di entità indipendenti. Tuttavia, è possibile inquadrare la loro importanza economica attraverso i dati di settore”:  

  • Valore del settore: Le ONG più importanti al mondo includono giganti come BRAC, Medici Senza Frontiere (MSF), Oxfam International, Save the Children e la Wikimedia Foundation. 
  • Contesto italiano: Solo le 120 più importanti ONG italiane attive nella cooperazione internazionale gestiscono un budget che supera abbondantemente il miliardo di euro. 
  • Finanziamenti UE: Una parte significativa dei fondi proviene da istituzioni pubbliche. Ad esempio, circa l’80% delle fonti di finanziamento dell’UE destinate alle ONG è gestito dagli Stati membri, mentre la restante parte è gestita direttamente dalla Commissione i cui membri sono designati e non eletti, con una forte concentrazione nel capitolo “Global Europe”. 
  • Fonti di reddito: Le ONG si sostengono tramite donazioni di privati cittadini, fondazioni filantropiche, aziende e fondi pubblici. 
  • Esempi di bilanci: Alcune delle principali ONG in Italia, come Save the Children Italia ETS o INTERSOS, gestiscono entrate annuali superiori ai 100 milioni di euro ciascuna. 

Le contraddizioni strutturali tra ONG e capitalismo internazionale

L’elenco delle dieci principali ONG mondiali offre una mappa del capitale finanziario internazionale attuale. Emergono delle contraddizioni fondamentali del sistema. BRAC, MSF, Oxfam, Save the Children non sono organismi neutri: sono articolazioni funzionali del modo di produzione capitalistico nella sua fase imperialista. Da un lato gestiscono le contraddizioni più acute prodotte dal capitalismo stesso: povertà, guerre, malattie, impedendo che queste sfocino in rivoluzioni; dall’altro, aprono e mantengono aperte le periferie del mondo alla penetrazione del capitale delle metropoli. 

La presenza della Bill & Melinda Gates Foundation non è casuale: rappresenta il cosiddetto “filantrocapitalismo”, ovvero l’utilizzo della filantropia come strumento di legittimazione ideologica e di espansione degli interessi del grande capitale. Gates non dona: investe, e lo fa in settori strategici come la sanità globale, l’agricoltura e l’istruzione nei paesi del Sud del mondo, creando dipendenze strutturali che sostituiscono le vecchie forme coloniali dirette con neo-dipendenze più sofisticate e difficilmente riconoscibili. 

Il budget complessivo del settore non governativo è nell’ordine delle decine anzi centinaia di miliardi di dollari a livello globale, considerando la somma dei bilanci di tutte le organizzazioni umanitarie, di sviluppo e di tutela dei diritti operanti nel mondo. Per citarne un’altra famosa, mettiamo i dati dell’UNICEF: “Il reddito totale previsto per il periodo 2026-2029 è pari a 26 miliardi di dollari, con un calo del 27% rispetto al reddito previsto presentato nella Relazione sulla revisione intermedia del Piano strategico dell’UNICEF per il periodo 2022-2025.”

Grandi fondazioni filantropiche e flussi di capitale

Le principali fondazioni che finanziano le ONG a livello globale includono colossi come la Bill & Melinda Gates Foundation, le Open Society Foundations (OSF) di George Soros, la Lilly Endowment e la Stichting INGKA Foundation. Queste istituzioni sostengono progetti in vari settori, dai diritti umani alla salute globale, fino allo sviluppo sostenibile, spesso lavorando in sinergia con altre grandi organizzazioni non profit.  

Ecco alcune delle principali fondazioni filantropiche internazionali: 

  • Bill & Melinda Gates Foundation (USA): uno dei maggiori finanziatori globali, focalizzato su salute, povertà e istruzione. 
  • Open Society Foundations (OSF): fondate da George Soros, promuovono democrazia, diritti umani e società aperte in oltre 120 Paesi. 
  • Lilly Endowment (USA): fondazione privata focalizzata su religione cristiana, istruzione e sviluppo comunitario. 
  • Stichting INGKA Foundation (Paesi Bassi): fondazione legata al gruppo IKEA, tra le più grandi al mondo per patrimonio. 
  • Fondazioni di impresa/famiglia: anche in Italia e a livello internazionale, realtà come la King Baudouin Foundation o fondazioni di impresa  (es. Costa Crociere Foundation) sostengono progetti specifici.  

Oltre alle fondazioni private, le ONG sono anche sostenute da fondi istituzionali come il Fondo sociale europeo Plus (FSE+).

In un’altra lista, realizzata dai Ricercatori dell’Unità di Economia Sociale e Gestione della Sostenibilità di ARCO5, si trovano le 100 principali fondazioni filantropiche del mondo. Il lavoro di ricerca mira ad evidenziare le 100 maggiori fondazioni per grandezza di capitale e si basa sui più aggiornati dati finanziari disponibili tra il 2016 e il 2019, per ogni fondazione sono inclusi il Paese di origine, l’anno di fondazione e il sito ufficiale. Come fonti per il valore del capitale si sono utilizzati, nella maggior parte dei casi, i bilanci di ciascuna fondazione. 

Al primo posto l’olandese Stichting INGKA Foundation, nata per volontà di Ingvar Kamprad, fondatore di IKEA, che basa la sua opera filantropica sulla promozione e il supporto all’innovazione architettonica e del design d’interni e ha recentemente esteso i suoi programmi filantropici alla lotta contro la povertà nei paesi in via di sviluppo. 

Al secondo posto la Bill & Melinda Foundation, fondazione statunitense attiva nella ricerca medica, nella lotta all’AIDS e alla malaria, nel miglioramento delle condizioni di vita del terzo mondo e nell’educazione. 

Al terzo posto la Lilly Endowment, dedita allo sviluppo della comunità, all’educazione e al Cristianesimo. La maggioranza delle fondazioni sono statunitensi, a seguire le fondazioni europee e principalmente inglesi. Non si sono invece presi in considerazione i consorzi. 

Segui il denaro: i reali rapporti di produzione della finta solidarietà

I dati economici confermano una verità: segui il denaro e troverai i veri rapporti di produzione. Centinaia di miliardi di dollari che circolano nel sistema delle ONG mondiali non sono “solidarietà”: sono capitale. Capitale che produce plusvalore (si pensi ai volontari che lavorano gratuitamente o addirittura pagano per partecipare), che si riproduce attraverso circuiti finanziari internazionali, che genera gerarchie e rapporti di dipendenza identici a quelli del mercato ordinario. Il fatto che l’80% dei finanziamenti UE alle ONG transiti attraverso gli Stati membri non è un dettaglio burocratico: è la dimostrazione che lo Stato rimane lo “strumento della borghesia” anche quando indossa la maschera della solidarietà internazionale. 

Le Open Society Foundations di Soros meritano un’attenzione particolare: finanziano in oltre 120 paesi progetti di “democrazia” e “società aperta”, categorie ideologiche che significano: mercati aperti alla penetrazione del capitale finanziario occidentale, smantellamento delle sovranità nazionali popolari, promozione di un’ideologia liberale che fa apparire naturale e inevitabile il dominio capitalistico. Non è un caso che le Open Society abbiano finanziato le cosiddette “rivoluzioni colorate” nell’ex blocco socialista e nel Medio Oriente: si tratta, in realtà, di controrivoluzione preventiva, mascherata da liberazione. 

Un altro esempio che tanto piace ai sinistroidi borghesi del campo largo è quello della Global Sumud Flotilla (GSF): il budget della missione navale diretta a Gaza nel 2025 ed anche nel 2026 è stato sostenuto attraverso donazioni volontarie di attivisti e sostenitori internazionali, con una somma documentata sul loro sito che ammonta a circa 3,2 milioni di euro.  

Ecco alcuni dettagli sui costi legati all’iniziativa: 

  • Costi della missione: La logistica per tenere in mare circa 50 imbarcazioni ha richiesto risorse significative. 
  • Stime dei costi: Alcune analisi hanno stimato un costo operativo per imbarcazione tra i 15.000 e i 30.000 euro, con un costo totale stimato che poteva variare tra 22,5 e 45 milioni di euro per una missione di 30 giorni. 
  • Controversie: Sono state sollevate questioni riguardo all’opacità dei finanziamenti, con sospetti di coinvolgimento di ONG islamiche e, secondo fonti israeliane, anche Hamas, sebbene la missione si sia dichiarata finanziata da donazioni popolari.  

Inoltre, la presenza della fregata italiana Alpino in scorta alla flottiglia ha comportato costi stimati per la Marina Militare di circa 100mila euro al giorno.”  

Il caso Global Sumud Flotilla e la critica al controllo imperialista

Il caso della Global Sumud Flotilla del 2025 è rappresentativo e merita una riflessione approfondita dal punto di vista dell’analisi dell’imperialismo. Qui si manifesta nella sua forma più contraddittoria e mistificata quella che potremmo chiamare la “sinistra di facciata”: un’operazione che raccoglie 3,2 milioni di euro dichiarati ne costa potenzialmente 45 milioni, opera nell’opacità finanziaria più totale, e viene scortata da una fregata militare italiana al costo di 100.000 euro al giorno di denaro pubblico. 

Chi paga? Il proletariato attraverso le tasse. Chi beneficia? L’apparato mediatico e politico che usa queste operazioni come strumento di visibilità e di raccolta del consenso.

Le organizzazioni dell’ONU sono il Segretariato Generale; i Fondi e i Programmi come l’ UNICEF (Fondo delle Nazioni Unite per i bambini) e l’UNDP (Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite); le Agenzie Specializzate come l’UNESCO (Organizzazione formativa, scientifca e culturale delle Nazioni Unite) e il WHO (Organizzazione mondiale della Sanità)  così come le organizzazioni correlate. I Fondi e i Programmi sono organi sussidiari dell’Assemblea Generale mentre le agenzie specializzate sono legate all’ONU da accordi speciali e inviano un rapporto periodico all’ECOSOC (Consiglio Economico e Sociale) e/o all’Assemblea Generale. L’UNICRI opera in nicchie specializzate e in aree selezionate relative alla prevenzione della criminalità, alla giustizia penale, alla governance della sicurezza, alla lotta al terrorismo e ai rischi e benefici dei progressi tecnologici. L’Istituto contribuisce alle politiche e alle operazioni delle Nazioni Unite attraverso i suoi programmi di ricerca, formazione e sviluppo delle capacità, specializzati, all’avanguardia e orientati all’azione. Nell’ambito del suo mandato, l’Istituto funge da canale per la diffusione di idee innovative provenienti dall’interno e dall’esterno del sistema delle Nazioni Unite. 

La struttura onusiana che si sovrappone a queste operazioni — UNICEF, UNDP, UNESCO, WHO, UNICRI — rappresenta un sistema di governance globale che legittima e gestisce l’ordine capitalistico internazionale, garantendo la continuità dello sfruttamento delle periferie da parte dei centri imperialisti con il paravento ideologico della “cooperazione internazionale” e dei “diritti umani universali”. 

Inoltre, le missioni di “pace” con i caschi blu ONU, unitamente alle altre operazioni militari internazionali, rappresentano una spesa ingente. Solo per l’Italia, il costo delle missioni all’estero supera 1,8 miliardi di euro all’anno nel 2024, coinvolgendo oltre 11.000 unità in vari teatri operativi. Il budget globale delle sole operazioni di peacekeeping ONU ammonta a miliardi di dollari, con costi variabili per singola missione.  

I costi reali del Peacekeeping ONU

Costi e Dettagli Principali: 

  • Spesa Italiana: Le missioni militari italiane all’estero sono aumentate nel tempo, passando da circa 1 miliardo a oltre 1,8 miliardi di euro annuali. 
  • Personale e Aree: I soldati italiani impiegati sono circa 11.000-12.000, dispiegati nel Mediterraneo, Balcani, Medio Oriente, Corno d’Africa e Sahel. 
  • Risarcimenti ONU: Le Nazioni Unite rimborsano i paesi che inviano truppe con cifre fisse mensili per operatore (circa di base, più extra per specialisti ed equipaggiamento). 
  • Costo per Militare: In alcune storiche missioni ONU, come quella nel Sahara occidentale, il costo giornaliero per militare è indicato dalla Difesa.  

 

Le missioni sono finanziate tramite il bilancio della Difesa, spesso con decreti di proroga annuali 

Lo stipendio di un soldato ONU non è una cifra unica, ma dipende dal paese d’origine e dal grado. Per i militari italiani in missione, la paga base si aggira sui 3.500 euro netti al mese per un soldato semplice, potendo arrivare fino a 7.800 euro per ufficiali superiori. L’ONU rimborsa i paesi membri, che poi pagano i propri soldati.  

Ecco i dettagli principali: 

  • Militari Italiani in Missione: Oltre allo stipendio base, le missioni all’estero offrono indennità elevate. Un graduato può percepire cifre elevate, mentre i gradi più alti (generali) superano le cifre base indicate. 
  • Volontari/Personale ONU: I volontari delle Nazioni Unite (UNV) ricevono un’indennità mensile di sussistenza (MSA) che varia, a seconda del paese di intervento, da 750 a 1400 dollari (dai 640 ai 1200 euro)
  • Componenti Speciali: Per ruoli specifici (es. polizia – FPU), lo stipendio è a carico dello Stato, mentre l’ONU rimborsa i costi della missione.  

Il reddito è determinato da una combinazione di stipendio nazionale e indennità di missione (MSA) fornite dall’ONU per coprire il costo della vita locale. 

il feticismo dell’umanitario e l’alternativa socialista

Le cosiddette missioni di pace dei caschi blu rappresentano la più evidente e smascherabile contraddizione del sistema ONG-ONU nella sua interezza. I numeri citati sopra non descrivono nessuna pace, descrivono piuttosto la proiezione di forza imperialista con il sigillo delle Nazioni Unite. Il peacekeeping con “il distaccamento speciale di uomini armati” di vari stati è nella sostanza il mantenimento degli equilibri di potere imperialisti nei teatri di crisi prodotti dall’imperialismo stesso: Mediterraneo, Balcani, Medio Oriente, Corno d’Africa, Sahel; e non è affatto un caso se sono tutte aree di straordinaria rilevanza geopolitica e/o ricche di risorse naturali. Le grandi fondazioni filantropiche come i Gates o anche i Rockfeller operano spesso nel cosiddetto Sud globale ma servono solo a mantenere le relazioni di dipendenza economica tipiche dell’imperialismo, sostituendo o condizionando le politiche degli Stati deboli. Gli imprenditori applicano la loro mentalità alla beneficenza cercando il ritorno sull’investimento, non possono mascherare il loro intento di accumulazione del capitale, danno una parte del plusvalore già espropriato al lavoratore e lo restituiscono come una ‘grazia’ ai poveri in cambio di prestigio moraleggiante internazionale.

Il sistema ONG-ONU-Fondazioni filantropiche costituisce nel XXI secolo quello che si potrebbe chiamare il “feticismo dell’umanitario”. Così come “il feticismo della merce” nasconde i reali rapporti di produzione dietro l’apparenza oggettiva del valore di scambio, “il feticismo dell’umanitario” nasconde i reali rapporti di dominio imperialista dietro l’apparenza soggettiva della solidarietà e della filantropia. Questa forma di egemonia borghese che usa e abusa della carità definisce quali ‘cause sociali’ finanziare, quali soluzioni sono legittime agli occhi suoi e come parlarne: le fondazioni e i cosiddetti grandi donatori occupano spazi tutt’altro che neutrali o tecnici, in realtà sono loro ad orientare le politiche solo formalmente pubbliche, la ricerca, i media, ecc verso soluzioni compatibili con l’ordine esistente. Quest’egemonia tende a costruire una dipendenza degli stati dai finanziatori privati, a sostituire il conflitto politico con una governance manageriale e a far apparire il mercato come orizzonte naturale anche per i problemi sociali. È un tentativo di neutralizzazione di un blocco alternativo. Però questi miliardari che si fanno avanti quali salvatori del mondo non fanno altro che mantenere un sistema solo a loro favorevoli. Questo sistema è pregno di contraddizioni strutturali:

  • Vive delle disuguaglianze e le conserva,
  • Sostituisce la democrazia con il potere decisionale privato,
  • Usa la moralità come legittimazione del capitale accumulato,
  • Depolitizza le ingiustizie sociali trasformandole in progetti tecnicomanageriali,
  • Erode lo stato sociale allorché si presenta come la sua integrazione.

Questo sistema che indebolisce i settori pubblici di tanti stati svuotandoli di controllo democratico, rendendo i servizi dipendenti da donatori privati e trasformando il welfare in un mix di profit/noprofit poiché barbarico va debellato.

Socialismo o barbarie!

 

1 Filantrocapitalismo: il termine è stato coniato dai giornalisti M. Bishop e M. Green che l’hanno usato come titolo del loro libro Philanthrocapitalism : How the Rich Can Save the World (2008). M. Bishop, corrispondente dell’Economist, aveva già usato il termine in un articolo sulla rivista nel 2006. Il libro analizzava — con tono sostanzialmente favorevole — il fenomeno incarnato da figure come Bill Gates, Warren Buffett e George Soros.
Il concetto è tuttavia controverso: i critici sostengono che il filantrocapitalismo permette ai super-ricchi di dettare l’agenda pubblica globale senza alcun mandato democratico, spesso proteggendo al contempo il sistema economico che ha generato le disuguaglianze che si propone di correggere.

2 Spin doctor: responsabili dei rapporti con la stampa e i mass media – ci scusiamo per le diciture americanizzate, ma purtroppo vanno usate proprio per far capire come sia proprio il modello capitalistico statunitense a sponsorizzare tramite donazioni e sponsorizzazioni delle Fondazioni di UE, ricchi imprenditori, finanziarie varie, banche, ecc.

3 Colonialismo imperialista: guerra dei 7 anni e conseguenze:  https://partitocomunistaestero.org/colonialismo-imperialista-guerra-dei-7-anni-conseguenze/

4 UNICEF:https://www.unicef.org/executiveboard/documents/unicef-integrated-budget-2026-2029-srs-2025 

5 ARCO: Ultimo aggiornamento: marzo 2026. https://www.arcolab.org/worlds-100-largest-philanthropic-foundations-list/ 

 

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