Partito Comunista – Federazione Estero

09/01/2023 By Redazione Non attivi

6 milioni di emigrati !

L’Italia: più di sei milioni di lavoratori fuori dalla patria!

Come ogni anno, è stato pubblicato il rapporto di Italiani nel Mondo 2022 della fondazione Migrantes¹ che riporta i dati dell’emigrazione italiana nel corso dell’anno.

Intanto come è giusto fare per chi ci legge, bisogna precisare che tale associazione è formata da una componente cattolica nonché dalla falsa sinistra e cioè il cosiddetto Partito Democratico dato che in questo ultimo rapporto spicca la “consulenza” di un loro esponente, che, come spesso accade, fa da stampella buonista alla situazione degli “expat”. In tali ambienti, è così che chiamano chi espatria, perché, oggi, americanizzando le parole, se ne cambia pure il concetto ed il vero significato, così l’emigrato diventa un “expat” vale a dire un fuori patria e questo procedimento non inganna noi comunisti al pari di quando si chiamano missioni di pace le azioni di guerra ossia  peace keaping, che tanto piace pronunciare ai frequentatori di salotti televisivi, veri bordelli della prostituzione intellettuale.

Quest’anno, tale rapporto si “accorge” che la natura dell’emigrazione italiana è di natura  proletaria, come lo è sempre stata fin dai suoi inizi e la storia della fuga dei cervelli ormai non convince più anche perché è falsa e distorce la realtà. Fin dalle prime righe, il rapporto lo ammette: “Si era soliti affermare che l’Italia da paese di emigrazione si è trasformato negli anni in paese di immigrazione: questa frase non è mai stata vera e, a maggior ragione, non lo è adesso perché smentita dai dati e dai fatti.”

Chi scrive è una persona che vive e lavora ormai da quasi 10 anni all’estero, cambiando ad oggi due Nazioni come Germania ed Olanda, ed in entrambe le situazioni, il numero di connazionali conosciuti direttamente o no, che mai hanno cercato la “mobilità” però si spaccano la schiena in fabbrica, negli Hotel, nella ristorazione, nell’edilizia supera e surclassa quella misera parte di chi “emigra” con il cervello in fuga.

Al di là dei numeri e dati, che si possono leggere in tale rapporto, l’aspetto che a me personalmente fa riflettere è come questa ondata inarrestabile di emigrazione si lega a doppio filo con il tema della sovranità, status che il nostro Bel Paese ha deciso di abbandonare prima aderendo alla NATO, grazie anche a chi si fingeva comunista ma di fatto sì comportava da socialdemocratico, e per questo come non indicarne la causa in primis in Berlinguer e poi tutta la schiera dei traditori della sinistra, indicati e scelti da questo che poi ci avrebbero portati nella cosiddetta Unione Europea, e guarda caso colui che ci trascinò in questo disastro è anche il padre della presidente dell’associazione Migrantes, Cristina Prodi, immagino che avrete già indovinato chi sia.

La causa principale per cui si emigra è la mancanza di lavoro e di prospettive per un progetto di vita e come si può negare che questo aspetto sia una faccia della ormai sovranità perduta, perché?

Perché l’Italia ed il suo circo di nani politicanti non ha più affatto il potere di decidere sui temi dell’occupazione perché loro non sono che passacarte e faccendieri delle lobbies della finanza e delle armi che di fatto dominano la politica italiana.

La pandemia si è portata via tutto, perfino le briciole di quello che restava  di una presunta sovranità, dal momento in cui anche la salute non è più cosa per gli italiani, bensì solo terreno di sporchi affari e mani insanguinate dal giocare con le vite dei lavoratori, mentre personaggi come la Von der Leyen intasano commesse milionarie per regalare questo terreno alle scorribande delle multinazionali del farmaco.

Non capire come l’emigrazione sia legata alla mancanza della nostra sovranità, valore scolpito nella nostra costituzione, significa non capire le cause intrinseche, che altro non sono che conflitto tra capitale e lavoro. L’emigrazione così come è, è un aspetto della lotta di classe. L’emigrato esprime la sua protesta contro il sistema di sfruttamento, nell’andare via, ma anche in questa situazione, l’italiano che emigra non si sente più a casa perché scopre un deserto di servizi consolari: questi ormai – se ci sono – sono  esternalizzati a gruppi privati, del resto per chi non lo sapesse lo scorso Aprile, con decreto, la Farnesina è stata privatizzata, divenendo una Spa, altrimenti come potrebbe “tutelare” tutte quelle grandi aziende italiane con la sede legale all’estero?

Per noi comunisti, la possibilità di andare via dall’Italia deve essere una libera scelta, magari per fare esperienze e poi ritornare, ma questo può passare solo attraverso la riconquista della nostra sovranità e perché ciò avvenga serve un rovesciamento di sistema, serve che il potere vada in mano solo a chi veramente produce la ricchezza di un Paese e cioè lavoratori e lavoratrici e l’unico mezzo invincibile è la lotta di classe, la storia passata ce lo ha mostrato.

Al contrario se non la si incanala in questa lotta, l’emigrazione finirà per diventare fonte inesauribile di quello che Marx chiamava esercito di riserva di forza lavoro a basso costo per il capitale.

Socialismo o barbarie!

¹ Il rapporto Italiani nel Mondo 2022 della fondazione Migrantes

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