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Burocrazia

Redazione Pubblicato il 6 anni fa 7 minuti letti
Partito Comunista

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Quando la burocrazia è nemica del popolo

Mi è capitato, nell’ultimo anno di dovere affrontare qualche volta un burosauro, bavoso e insidioso; dico questo perché non ero più abituato alla burocrazia. Esempio le pratiche per sposarsi in un’ambasciata all’estero e i relativi visti per consentire a mio marito di poter accedere a quel paese o quello e altro. Per varie ragioni sono venuto a conoscenza di altri fatti.

Sì… perché in Europa la stragrande maggioranza della gente crede che il “politically correct” sia una regola globale, ma non è assolutamente vero. La gente non sa che a oggi esistono ancora cittadini di serie A, B, C, D, ecc. Il fatto di essere in una categoria o in un altra dipende da pochi e semplici fattori, esempio: un miliardario occidentale è di classe A, può fare tutto quello che vuole praticamente, a meno che non faccia qualche grosso scandalo.

Gente come me, dicesi occidentale non miliardario quindi di classe B; cioè posso fare tutto seguendo bene regole e burocrazie, trovo le mie restrizioni in eventuali miei limiti economici, se mai ce ne fossero. La categoria C sono i cittadini del secondo mondo, come est Europa ecc., che devono magari fornire qualche giustificativo in più, ma alla fine, di solito tutto va bene.

Poi cominciano le serie più basse, quelli che l’occidente considera rifiuti planetari, ovvero tutti coloro che provengono da paesi poveri e questo argomento lo conosco bene. Va saputo per esempio che a un cittadino del Madagascar un visto per l’Europa è negato quasi per principio, a meno che non sia sposato con un europeo. Di fatto, per qualche strana ragione un passaporto malgascio dura solo cinque anni, mentre quello europeo ne dura dieci!

Nel mio caso, per mio marito devo comunque riempire un dossier di 10 pagine, e alcune richieste allegate non sono semplici. I miei ottimi rapporti con l’Ambasciata Italiana di Pretoria e con il Console Onorario facilitano molto le cose, come anche il fatto che ho una notorietà tale che non hanno bisogno di sapere altro sul mio conto.

Nemmeno nel caso di persone coniugate la cosa è immediata. Un’altra categoria di gente molto penalizzata sono i cittadini di paesi comunisti. Ne parlavo con la gente a Cuba tanti anni fa… In occidente si calunniava Fidel Castro, si diceva che lui non voleva che i cubani uscissero dall’isola.

In buona misura, a parte casi di paesi nemici come gli USA, erano proprio gli stati di destinazione a negare il visto ad un cubano, in assenza di legami parentali, o ragioni sportive ecc.

Questi fatti gridano vendetta. Questo occidente che si fa bello di frasi come libertè egalitè e fraternitè, mostra il suo vero volto di assassino nel terzo e quarto mondo, ponendo restrizioni di carattere razziale e discriminazioni socioeconomiche. Propongono a queste popolazioni sottosviluppate l’illusione della ricchezza e del benessere, spingendoli alla società del consumo, con prezzi bilanciati alle loro possibilità d’acquisto.

Per esempio credo che una Coca Cola in un bar in Italia costi circa 3 euro, la stessa Coca Cola, in un baretto del Madagascar costa circa 30 centesimi di euro, questo perché il prezzo è bilanciato alle tasche del popolo target. A loro produrre la Coca Cola non costa quasi niente, nel mio locale non la non servo. Capire le teorie della società globale di consumazione massiva non può che far inorridire qualsiasi persona che abbia un briciolo di cuore e di onestà!

Un giorno stavo parlando con un funzionario del PIC (poles integrès de croissance. Il PIC è un progetto creato dalla banca mondiale, che potete trovare nei paesi che non riescono, per molte ragioni, a svilupparsi. Fanno opere, di solito inutili, per cercare di migliorare il commercio in una determinata zona, sicuramente indebitando ulteriormente il paese in questione).

Chiesi a questo funzionario quale fosse il vero fine delle loro azioni, insomma il perché di questi ingenti movimenti economici, mi rispose in sintesi che un popolo che non consuma è inutile. Questa gente tende a sviluppare il territorio in vista di una crescita delle attività economiche, spendendo cifre importanti per marciapiedi, percorsi turistici e facilitazioni sempre volte alla crescita commerciale.

Li ho visti fare chilometri e chilometri di marciapiedi in luoghi che non hanno nemmeno un piccolo pronto soccorso. Non posso che provare un sincero e puro odio per questa gentaglia e per il maledetto sistema che li porta.

Torniamo però al discorso sui visti consolari. L’ambasciata francese di Antananarivo, alla quale anche gli italiani si devono rivolgere se non vogliono andare sino a Johannesburg, ha privatizzato la strutturazione della ricezione e di rilascio del visto Shengen, ovvero il visto che gli extracomunitari necessitano per accedere a tempo determinato in Europa.

Hanno appaltato, quindi privatizzato questo servizio consolare a una società privata tale TLS. Per prima cosa il fatto stona di per sé, sembra infatti un paradosso in termini quello di privatizzare un servizio consolare, quindi di stato. Se fosse solo una questione di principio… Questi della TLS fanno accedere il pubblico richiedente il visto, scremandoli già all’entrata, creando due code: quella dei ricchi e quella dei poveri.

Per accedere a quella dei ricchi, più rapida e dotata ovviamente di tappeto rosso, bisogna pagare la somma di 25 euro a testa. Essi ricevono la domanda del visto, e prendono le impronte digitali al richiedente, quindi verificano che il dossier richiesto sia completo, con tanto di biglietto aereo già pagato e delle tasse. Dopo di che danno appuntamento a dieci giorni dopo.

Il richiedente deve ritirare l’esito della sua domanda in un piccolo ufficio nel sottoscala nel retro dell’edificio, viene fatta passare una lettera sigillata da una graticola, all’interno della quale vi è scritto se il visto è concesso o meno. La maggior parte delle domande vengono rifiutate, creando rabbia e malcontento a tutti i malcapitati che hanno pagato invano tasse, biglietti aerei, assicurazioni ecc.

Le urla e la collera di tutti i delusi viene appunto relegata e nascosta nel retro dell’edificio, al non visto della coda dei ricchi e dei poveri… Mi sembra di scrivere la strofa mancante di “Desolation Row” di Bob Dylan, e mi viene sinceramente da piangere.

Ma qual è il messaggio che passa da tutto questo? Che idea si fanno questi popoli di essi stessi, di noi e di un mondo che non hanno mai visto? Sicuramente che bisogna essere ricchi, magari credendo a una mera illusione di tre minuti, potrebbero così avere qualche istante di gioia, non dico di felicità…

Tutto crolla, il popolo è in ginocchio e si guarda il volto scarno in uno specchio rotto, lacrime e sangue, mentre i cartelloni pubblicitari e i maxischermi propinano immagini della famiglia Barilla di turno, con i maledetti bambini biondi che salgono su grandi macchine di lusso facendo i capricci.

Quindi il popolo del quarto mondo sprofonda ancora di più nel suo complesso di inferiorità, fortemente voluto, fortemente indotto, creando così masse di sottomessi senza speranza, pronti a vendere il proprio deretano e dei figli per qualche spicciolo, nell’utopia di un benessere irraggiungibile.

È questo il mondo che hanno creato. È questa l’ultima fermata del capitalismo, il binario morto, la Desolation Row, il quarto mondo, strade morte, avvoltoi planano sulle periferie in rovina, inondate da acque bianche che si mischiano ad acque nere, che chi sta meglio usa per cuocere del riso pachistano vecchio di vent’anni.

Dario Maria Merzagora Cellula del Madagascar del Partito Comunista Estero – Chezpeter.pan@gmail.com – https://www.partitocomunistaestero.org

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Tags: burocrazia capitalismo madagascar terzo mondo visti

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