Bolsonaro Condannato: Ordem e Progresso per il Brasile?
Ascolta l'articolo

Luis Nova / AP / picturedesk.com (Symbolbild)
Bolsonaro Condannato e la fine di un’era politica
E alla fine, come era previsto e prevedibile, Jair Bolsonaro è stato condannato a 27 anni e tre mesi di reclusione per aver tentato di realizzare un golpe con l’obiettivo di impedire a Lula, vincitore delle elezioni presidenziali dell’autunno 2022, di assumere la presidenza per il suo terzo mandato. A meno di imprevedibili ma sempre possibili colpi di scena, termina così, finalmente e definitivamente, la sua assurda e fin troppo lunga carriera politica.
Il golpe fallito e la condanna inevitabile
È giusto festeggiare, certo, ma senza dimenticare che Bolsonaro è stato ritenuto essere l’organizzatore e il beneficiario di un tentativo di putsch che non aveva nessuna chance di successo, visto che lo stesso dipartimento di stato americano, che con i golpe non è mai stato tanto schizzinoso, aveva riconosciuto il verdetto delle urne e fatto capire che non avrebbe sostenuto avventurismi. È vero che, insieme a lui, sono stati individuati e puniti anche alcuni, pochi per la verità, alti gradi militari, come, ad esempio, il comandante della marina.
Bolsonaro condannato: L’abbandono dei poteri forti
Meglio di niente per una nazione che non aveva mai fatto i conti con la sua storia, anche recente (a partire dal colpo di stato militare del 1964), ma non abbastanza, perché i poteri finanziari internazionali e la grande borghesia brasiliana, così come l’esercito nel suo complesso ed i media mainstream in generale, che ne avevano fatto il proprio burattino, vedendolo alla prova durante la sua presidenza avevano presto intuito di aver sbagliato cavallo e l’avevano abbandonato al proprio destino. Ora si mimetizzano tra la folla festante per togliere le loro impronte digitali dalla scena del delitto, ma sono già da tempo in cerca di qualcuno più affidabile che possa sconfiggere Lula alle prossime elezioni.
I poteri forti tra passato e presente
Ecco, a pensare male si fa peccato, ma è davvero sospetto questo rigurgito democratico dei poteri forti brasiliani, che non sono mai stati particolarmente inclini alle buone maniere, visto che avevano appoggiato con convinzione il golpe del 1964 e l’impeachment di Dilma Rousseff nel 2016. Li vediamo ora tutti paladini della democrazia e della giustizia, in prima linea a commemorare la condanna di un presidente, sicuramente cialtrone, ma che avevano appoggiato con convinzione e dal quale erano stati ampiamente ricompensati.
Opportunismi politici dopo la condanna di Bolsonaro
Non sarà perché hanno la necessità di far dimenticare di essere scesi da poco dal carro di quello che nel 2018 era il loro candidato? C’entra forse il fatto che sua condanna permetterebbe alla destra liberale, che ora sostiene malvolentieri Lula tanto da esprimere, come vicepresidente, quel Geraldo Alckmin che era stato il suo avversario alle elezioni presidenziali del 2006, di assorbire i voti della destra radicale che è sempre stata fedele a Bolsonaro e può contare su uno zoccolo duro intorno al 15/20 % dell’elettorato?
Golpe o trappolone? Le ipotesi sul caso Bolsonaro
Pensate, c’è addirittura chi dice, ma saranno i soliti complottisti, che in realtà il tentativo di golpe era solo una sceneggiata o, meglio, un trappolone nel quale Bolsonaro sarebbe caduto, dopo esser stato convinto, chissà come e da chi, che al contrario di tutte le evidenze, la scampagnata domenicale con annessa occupazione dei palazzi del potere dell’8 gennaio 2023 alla quale si erano uniti circa quattro mila suoi seguaci, tra i quali tante madri di famiglia timorate di dio con la bibbia tra le mani, pensionati dell’esercito, anticomunisti viscerali, vecchi nostalgici della dittatura e non pochi esagitati, avrebbe potuto avere successo.
Il pessimo militare smascherato
Strano, se così fosse, che la “mente” del golpe non abbia intuito il tranello, ma forse tra chi lo ha ingannato c’era qualcuno che lo conosceva bene. Magari un membro dell’alto comando dell’esercito che si ricordava che Ernesto Geisel, il generale brasiliano che fu presidente del Brasile dal 1974 al 1979 durante la dittatura, lo considerava un “pessimo militare”. O come i suoi superiori di allora non lo ritenessero particolarmente intelligente, ma “immaturo, eccessivamente ambizioso e carente in pensiero logico e razionale”. Cosa avrebbe quindi potuto andare storto in un colpo di stato organizzato da un siffatto stratega?
Bolsonaro Condannato, ma nuove minacce incombono
Sì, Bolsonaro merita di finire i suoi giorni in galera, è giusto che venga punito per le sue malefatte. Attenzione però a non gioire troppo dello scampato pericolo per la democrazia, perché nuove e forse maggiori minacce si profilano all’orizzonte. Con la fine dell’unipolarismo americano, la guerra in Ucraina, il genocidio di Gaza e l’ascesa dei Brics, il gioco geopolitico internazionale si è fatto particolarmente duro, e non è un mistero che a Washington non siano molto contenti di vedere Lula condurre il Brasile sempre più vicino a Mosca e Pechino.
L’instabilità politica e l’ombra dell’Occidente
Sanno però anche che il suo governo si regge su una maggioranza politica instabile al cui interno ci sono diverse “quinte colonne” fedeli alla Casa Bianca. Il cosiddetto “Occidente Collettivo” ha quindi non poche carte da giocare per tentare di riportare il Brasile sotto la propria influenza, e di sicuro utilizzerà ogni mezzo a sua disposizione, lecito o illecito, per raggiungere il proprio obiettivo.
