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L’estinzione dello Stato è la prospettiva finale del marxismo sulla questione dello Stato, e uno degli elementi che distingue più nettamente il comunismo da ogni variante di statalismo o burocratismo. Lo Stato non è un’istituzione eterna o naturale: è un prodotto storico, sorto quando la società si è divisa in classi con interessi irriducibili, come strumento della classe economicamente dominante.
Engels scrisse in Anti-Dühring: “Il primo atto con cui lo Stato si manifesta effettivamente come rappresentante di tutta la società — la presa di possesso dei mezzi di produzione in nome della società — è allo stesso tempo il suo ultimo atto indipendente come Stato. L’ingerenza di un potere statale nei rapporti sociali diventa superflua in un campo dopo l’altro, e poi cessa da sola. Al governo sulle persone si sostituisce l’amministrazione delle cose e la direzione dei processi produttivi. Lo Stato non viene ‘abolito’, si estingue.”
Lenin chiarì la distinzione cruciale tra la prima fase del comunismo (il socialismo) — in cui lo Stato proletario è ancora necessario — e la fase superiore del comunismo, in cui le classi sono scomparse e lo Stato non ha più ragione di esistere. Qualsiasi teoria che faccia dello Stato un’istituzione permanente tradisce la prospettiva comunista.
Il processo per cui, eliminata la divisione in classi, lo Stato come strumento di coercizione cessa di essere necessario e si estingue nella fase comunista superiore.


