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Capitalismo e mafie: il profitto della criminalità
“Il capitale non è una potenza personale; è una potenza sociale.”
Manifesto del Partito Comunista in II. Proletari e comunisti (1848), Marx & Engels
Il capitalismo produce la criminalità organizzata
Il capitalismo non subisce la criminalità organizzata dall’esterno: la produce e se ne ciba. Lo stato borghese è lo strumento con cui una classe domina le altre. La mafia è una componente di questo ordine. Le cifre che seguono servono a mostrare la dimensione del fenomeno. Il giro d’affari delle grandi organizzazioni criminali rivaleggia con quello di multinazionali allorché i territori prima da cui provengono restano tra i più poveri. La ricchezza si concentra in alto e la devastazione ricade in basso.
Solo la mafia calabrese incassa 100 milioni di euro al giorno sulla droga, un totale di 3 mila mln al mese, 36 mila mln di euro all’anno! Questo solo per quanto riguarda la droga, pensate anche al traffico di esseri umani, armi, ecc. Come hanno fatto le mafie di tutto il mondo a impossessarsi di governi, parlamenti, istituzioni, banche, ecc praticamente in 70 anni? Cioè dagli anni Venti, anno in cui gli evangelisti americani impongono la legge sul Proibizionismo, agli anni Novanta, quando, di fatto le mafie prendono il potere finanziario del mondo occidentale? Fino a quei tempi la Mano Nera insieme alle altre due grandi organizzazioni mafiose: l’irlandese e quella ebrea (il compagno Sergio Leone tratta bene questo aspetto storico in “C’era una volta in America”, ma forse molti non lo hanno sottolineato), si erano accontentate di estorsioni e protezione dei propri immigrati. La legge contro gli alcolici diventa un business incredibile per i “nuovi” mafiosi, perché ha due finalità: fare un sacco di soldi e con quelli comprarsi politici, poliziotti, magistrati, ecc. per prendere il potere definitivo. La tecnica è sempre la solita: violenza che generi un Far West per scalare i vertici del potere con la paura. Il tutto tra le due guerre e la crisi del ‘29 generata da Wall Street. Da quel momento, politica, affari e mafie vanno a braccetto e diventano un tutt’uno che oggi persiste.
La devastazione sociale prodotta dal capitalismo mafioso
La devastazione che vediamo oggi nelle periferie globaliste delle grandi metropoli occidentali con delinquenza, deterioramento della società e della moralità, ecc. è il continuo di un film già visto e che il capitalismo perpetua ai danni della società civile e delle classi lavoratrici. Non c’è bisogno di essere laureati in matematica per fare due conti veloci su quanto, anche solo negli ultimi quasi 40 anni le mafie hanno incassato e la scia di sangue che lasciano dietro e di devastazione non è altro che pari alle colonizzazioni che hanno fatto più di un miliardo di morti1 .
Il consumo di droga come fenomeno di massa
Prima di lasciarvi alcuni dati provenienti da internet, ovviamente parziali, bisogna ribadire che il consumo di droghe è ormai un fenomeno di massa prodotto dalle contraddizioni del capitalismo. A livello mondiale circa il 6% della popolazione tra i 15 e i 65 anni fa uso di sostanze stupefacenti. La cannabis conta circa 244 milioni di consumatori, gli oppioidi 61 milioni, le anfetamine 30,7 milioni, la cocaina 25 milioni e l’MDMA 21 milioni. Più di 39 milioni di persone soffrono di dipendenza o di gravi disturbi legati all’uso di droghe. Dietro questi numeri non vi sono soltanto scelte individuali, ma le conseguenze di un sistema che produce alienazione, insicurezza sociale e disperazione. Il narcotraffico prospera su questa realtà e trasforma la sofferenza delle classi popolari in una gigantesca fonte di profitto.
Lo stato socialista e la lotta alla criminalità organizzata
Pensate se, dal 26 aprile 1945, in Italia, l’esercito nuovo della Repubblica Socialista e Popolare Italiana avesse stanato, casa per casa, da nord a sud, tutti i mafiosi e avesse messo in piedi una guerra per toglierli dalla circolazione? Pensate se dopo l’invenzione della NATO, i governi di quei paesi si fossero messi a combattere la malavita invece di colonizzare i paesi a loro non consoni e scatenato guerre civili e rivoluzioni colorate? Compito di uno stato socialista non è solo quello di dare in mano alle classi lavoratrici il potere e i mezzi di produzione, ma anche distruggere la delinquenza!
Le dimensioni economiche del narcotraffico globale
“Un grande cartello della droga o un’organizzazione mafiosa di livello internazionale incassa in media tra i 10 e i 90 milioni di dollari al giorno solo grazie al narcotraffico. I ricavi giornalieri variano notevolmente a seconda del periodo storico, della struttura dell’organizzazione e dell’efficienza delle sue rotte commerciali:
- I picchi storici (Cartello di Medellín): Negli anni ‘80, al culmine del suo potere, il cartello guidato da Pablo Escobar arrivò a incassare una media record di circa 90 milioni di
dollari al giorno, accumulando oltre 30 miliardi di dollari all’anno. - I grandi cartelli messicani moderni: Organizzazioni come il Cartello di Sinaloa (storicamente guidato da “El Chapo” Guzmán) o il Cartello di Jalisco Nuova Generazione (CJNG)
generano fatturati complessivi stimati tra i 3 e i 5 miliardi di dollari all’anno. Questo si traduce in un incasso quotidiano che oscilla tra gli 8 e i 14 milioni di dollari. - Le holding mafiose europee: La ‘Ndrangheta è considerata la principale organizzazione criminale occidentale nell’importazione di cocaina in Europa, gli studi e le relazioni
della DIA stimano il suo fatturato solo nel settore degli stupefacenti intorno ai 30-40 miliardi di euro all’anno. Questo significa che la mafia calabrese incassa da sola tra gli
80 e i 110 milioni di euro al giorno, superando per distacco molte multinazionali.
È fondamentale specificare che si tratta di ricavi lordi. Da queste enormi cifre quotidiane i cartelli devono sottrarre costi di gestione altissimi: l’acquisto della materia prima in Sud America, la logistica per i trasporti internazionali, la corruzione di funzionari pubblici e le ingenti spese per il riciclaggio di denaro.”
Il proibizionisno come atto di nascita del capitale criminale moderno
la legge sugli alcolici del 1920 trasforma un racket di quartiere, fatto di estorsioni e protezione, in una vera e propria industria. Il divieto crea un mercato nero con margini enormi, e quei margini finanziano la corruzione di politici, polizia e magistratura. Un mercato proibito non scompare, passa nelle mani di chi sa organizzare la violenza. Lo stesso meccanismo si ripete oggi con la cocaina.
Capitale finanziario e capitale criminale.
Lenin descrive l’imperialismo come la fase in cui il capitale bancario si fonde con quello industriale e domina l’economia attraverso l’esportazione di capitali. I ricavi di cui parlano i dati non restano nell’illegalità: devono essere ripuliti, e per farlo servono banche, società finanziarie, immobiliari, appalti, paradisi fiscali. I costi di un cartello includono la corruzione e il riciclaggio, cioè una spesa che va a beneficio di soggetti considerati… rispettabili. Il capitale finanziario ha tutto l’interesse a non guardare da dove arriva il denaro. La distinzione tra “economia sana” ed “economia criminale” è in gran parte ideologica. La DIA stessa osserva che le liquidità derivanti dal narcotraffico internazionale hanno permesso alla ‘ndrangheta di consolidare rapporti con le principali reti criminali del mondo.
Stato borghese e mafia.
Se lo stato borghese è il comitato d’affari della classe dominante, la sua capacità di colpire davvero le mafie è strutturalmente limitata, semplicemente perché dovrebbe colpire i propri finanziatori, i propri appalti, i propri circuiti bancari. Le maxi-operazioni sono reali però colpiscono i quadri e le cosche, quasi mai la rete di professionisti, finanzieri e politici che rende il sistema riproducibile. Il capo qualche volta viene arrestato però il capitale non muore.
La mafia come accumulazione primitiva permanente.
Violenza, usura, estorsione e controllo del territorio sono i metodi con cui si accumula capitale fuori dalla produzione. La mafia non crea valore: lo preleva dalle classi lavoratrici e dai piccoli commercianti e lo trasforma in potere. Il costo sociale è pagato dalle periferie: dipendenza, ricatto economico, disgregazione dei legami sociali. Una massa sedata, indebitata, frammentata è meno incline all’organizzazione di classe. Ecco perché il capitalismo mafioso si fonda sul ricatto.
Guerra alla droga e guerre imperialiste.
Le potenze occidentali hanno speso risorse ed eserciti per colonizzare e destabilizzare, non per estirpare la malavita. Il pretesto della lotta al narcotraffico serve spesso a giustificare interventi e a sostenere governi amici, mentre le mafie prosperano all’interno dei confini.
La soluzione socialista contro mafie e profitto
La mafia si combatte dove nasce la sua forza: nella miseria, nella disoccupazione, nel monopolio privato del credito e degli appalti, nella corruzione dell’apparato statale. Bisogna rompere con questo (dis)ordine: nazionalizzazione delle banche e dei settori strategici, che toglie ai capitali illeciti i loro canali di lavaggio; controllo popolare su appalti e spesa pubblica; piena occupazione e servizi sociali, che sottraggono alla mafia il suo bacino di reclutamento e consenso; un apparato di giustizia e sicurezza responsabile verso le classi lavoratrici e non verso i possessori di capitale. Non si deve solo dare il potere e i mezzi di produzione ai lavoratori, ma è una necessità distruggere la delinquenza organizzata, perché essa vive della stessa disuguaglianza che il socialismo vuole abolire. Finché il profitto sarà la misura di tutte le cose, il capitalismo continuerà a generare corruzione, criminalità organizzata e sfruttamento. L’abolizione del dominio del capitale resta quindi una necessità storica.
Socialismo o barbarie!
1 https://partitocomunistaestero.org/colonialismo-imperialista-guerra-dei-7-anni-conseguenze/
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