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Il materialismo dialettico è la filosofia del marxismo, elaborata da Marx ed Engels attraverso l’assimilazione critica della dialettica hegeliana e del materialismo di Feuerbach. Marx prese da Hegel il metodo dialettico — la comprensione della realtà come processo contraddittorio, in continuo sviluppo — e lo “raddrizzò”: dove Hegel vedeva il movimento del pensiero assoluto come motore della realtà, Marx affermò che è la realtà materiale a muoversi dialetticamente, e il pensiero ne è il riflesso nella coscienza umana.
I principi fondamentali del materialismo dialettico sono quattro. Primo: il materialismo ontologico — la materia è primaria rispetto alla coscienza; il mondo esiste oggettivamente, indipendentemente da chi lo percepisce. Secondo: la riflettività della conoscenza — la coscienza è il riflesso della realtà materiale nel cervello umano; la conoscenza è possibile e verificabile nella pratica. Terzo: la connessione universale — tutti i fenomeni sono reciprocamente connessi e in interazione; non esistono fatti o eventi isolati. Quarto: lo sviluppo dialettico — la realtà è in continuo movimento e trasformazione, guidata dalla lotta delle contraddizioni interne; il cambiamento avviene attraverso salti qualitativi.
Lenin difese il materialismo dialettico contro l’empiriocriticismo di Mach e Avenarius in Materialismo ed empiriocriticismo (1909), considerando questa difesa necessaria per preservare i fondamenti filosofici del partito marxista. La battaglia filosofica non era accademica: concezioni soggettiviste e agnostiche della conoscenza minavano le basi della certezza rivoluzionaria e preparavano il terreno per le deviazioni politiche.
La concezione filosofica del marxismo che afferma la priorità della materia sulla coscienza e il carattere dialettico — contradditorio e in sviluppo — della realtà.


