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L’internazionalismo proletario è il principio che guida i rapporti tra i partiti comunisti dei diversi paesi e tra il proletariato di nazioni diverse. “Proletari di tutti i paesi, unitevi!” — la conclusione del Manifesto del Partito Comunista — non è una formula retorica ma un imperativo strategico fondato sull’analisi materialista. Il capitalismo è già internazionale: il mercato mondiale, le catene del valore, l’esportazione di capitali superano i confini nazionali. La risposta del proletariato deve essere altrettanto internazionale.
L’internazionalismo proletario si contrappone sia allo sciovinismo borghese che divide i lavoratori lungo linee nazionali, sia al cosmopolitismo astratto che ignora le differenze nazionali e l’esistenza reale delle nazioni oppresse. Non è indifferenza ai destini concreti dei popoli: è solidarietà concreta tra lavoratori che riconoscono i propri interessi di classe comuni contro un capitale già globalizzato.
Il tradimento dell’internazionalismo da parte della Seconda Internazionale nell’agosto 1914 — con il voto dei partiti socialisti a favore dei crediti di guerra — fu il punto di rottura che Lenin designò come “bancarotta dell’opportunismo e della Seconda Internazionale.” La costruzione della Terza Internazionale fu la risposta leninista a questo tradimento.
Il principio che i lavoratori di tutti i paesi hanno interessi comuni che superano le divisioni nazionali; condizione necessaria per la vittoria del socialismo.
