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L’opportunismo è, per Lenin, il nemico principale del movimento operaio rivoluzionario dall’interno — più pericoloso del nemico aperto perché si maschera da marxismo pur svuotandolo di contenuto. L’opportunista non nega formalmente il programma del partito: lo ammorbidisce, lo posticipa, lo “adatta alle circostanze” fino a renderlo irriconoscibile.
Lenin distingue sistematicamente tra opportunismo di destra e opportunismo di sinistra. L’opportunismo di destra è la capitolazione davanti alle posizioni borghesi: collaborazionismo di classe, rifiuto della rivoluzione, teoria della via parlamentare al socialismo. L’opportunismo di sinistra è la deviazione settaria: rigidità dogmatica, rifiuto di lavorare nelle organizzazioni di massa, avventurismo rivoluzionario.
La base sociale dell’opportunismo è l’aristocrazia operaia — lo strato privilegiato della classe operaia dei paesi imperialisti, corrotto con le briciole dei superprofitti coloniali — e la piccola borghesia che si infiltra nel movimento operaio portando le proprie concezioni oscillanti.
La deviazione che sacrifica i principi del marxismo e gli interessi storici del proletariato a vantaggi tattici immediati, adeguandosi alle pressioni della classe dominante.

