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Dalla CEE all’UE: Crescita dell’Esercito di Riserva
Dalla Comunità Economica Europea all’Unione Europea
Nel 1980, l’Unione Europea non esisteva ancora con il nome attuale (è nata formalmente nel 1993 con il Trattato di Maastricht), ma era denominata Comunità Economica Europea (CEE) ed era composta da solo 9 Stati membri!
Già la dicitura CEE dimostra che il capitalismo finanziario aveva deciso di fare una comunità economica, non certo uno stato federale o una repubblica unica, da qui nei primi ’90, il Trattato di Maastricht definisce bene che gli stati diventano aziende private a tutti gli effetti finanziate da una banca privata, la Banca Centrale Europea. Devono anche sottostare a un sacco di restrizioni nel bilancio. Tutto questo si fa per avvantaggiare la Germania in primis, che aveva speso trilioni di dollari per aiutare a far cadere il Muro!
Il ruolo del capitalismo finanziario nella trasformazione europea
Spesso si dimentica la storia da parte dei compagni o di quelli che pensano sia facile dire “è tutta colpa dei fassisti e del potere, dei massoni, ecc”.
Noi comunisti sappiamo benissimo che non è così, il capitalismo da sempre agisce in questa maniera. possiamo dire che le classi lavoratrici si sono fatte obnubilare, come diceva Pier Paolo Pasolini, dal consumismo, dalle tv commerciali, dai prestiti a basso costo, ecc. Hanno venduto la propria anima al Diavolo capitalista in nome di finte libertà, nello stesso tempo inconsapevoli o forse no, che gli venivano sottratti diritti sociali civili. Insomma sono stati usati come Bancomat del capitalismo finanziario per un tozzo di pane liberista. Ad avvantaggiarsi di tutta questa pioggia di denari sono state le grandi finanziarie mondiali, i capitalisti e una parte della media-alta borghesia che, come sempre, ha contribuito nella speculazione ai danni dele classi operaie e lavoratrici.
L’avanzata della deregulation negli anni Ottanta
La Storia non mente, in Italia dopo la marcia dei 40 mila, ma in tutta Europa, dal 1980 inizia una avanzata della deregulation e del capitalismo più becero della storia moderna forse. Ecco chi erano i capi di stato dell’epoca, bene ricordarli perché li accumunava l’odio verso il Comunismo, le lotte sindacali, ecc.
- Italia: Francesco Cossiga (fino ad ottobre 1980), succeduto da Arnaldo Forlani.
- Germania Ovest: Helmut Schmidt (Cancelliere federale).
- Francia: Raymond Barre (Primo ministro sotto la presidenza di Valéry Giscard d’Estaing).
- Regno Unito: Margaret Thatcher.
- Belgio: Wilfried Martens.
- Paesi Bassi: Dries van Agt.
- Lussemburgo: Pierre Werner.
- Danimarca: Anker Jørgensen.
- Irlanda: Charles Haughey.
Guerra Fredda, Stati Uniti e ristrutturazione geopolitica
Gli USA volevano raccogliere i frutti della Guerra Fredda, di Gladio, della P2, delle mafie (guarda caso proprio in quell’anno i Corleonesi iniziano una delle più grandi guerre eliminando i “vecchi” capibastone e prendendo il controllo che li porterà al patto stato-mafia del 1992. Più di 200 morti tra loro e uomini e donne dello stato, la sconfitta in Vietnam, il Watergate e l’avanzata del comunismo nel mondo degli anni ’60 era troppo importante da sconfiggere.
Dopo aver eliminato in patria tutto quello che poteva assomigliare a frange rivoluzionarie e aver donato ai privati nel 1971 di fatto, lo Stato, i nuovi azionisti dello stesso, incominciarono l’opera di pulizia di tutto quello che potesse assomigliare al socialismo, non doveva rimanere nessun tipo di versione di esso, fosse anche socialdemocratica che si rifacesse in parte al marxismo.
Dal Cile in poi, il centro e Sudamerica vede cadere centinaia di milioni di cittadini e compagni sotto le dittature sponsorizzate da Washington, dopo di che tocca all’Europa per arrivare all’URSS. Come sempre fa, il capitalismo imperialista ha bisogno di schiavi per il suo saggio tendenziale sui profitti da un lato e dall’altro lo sfruttamento dei lavoratori.
Migrazioni europee dopo il 1989
Qui di seguito le cifre (fonte Wikipedia) che mettono in evidenza questo meccanismo:
I primi anni dopo il 1989
I primi anni dopo il 1989 (Anni ’90): Nei primi 18 mesi successivi all’abbattimento del Muro di Berlino, circa 1,5 milioni di persone si sono spostate immediatamente dall’Est all’Occidente. Complessivamente, nel corso di tutto il decennio degli anni ’90, il saldo netto dei trasferimenti dai paesi dell’ex blocco sovietico verso l’Europa occidentale si è assestato sotto i 2,5 milioni di persone.
Il caso delle due Germanie
Il caso specifico delle due Germanie: Tra il 1989 e il 2010, la sola migrazione interna tedesca ha visto lo spostamento di circa 4 milioni di cittadini dall’ex Germania Est (DDR) alla Germania Ovest. Al contempo, circa 2 milioni di persone hanno compiuto il percorso inverso.
I conflitti nei Balcani
I conflitti nei Balcani: A causa delle guerre nell’ex Jugoslavia durante gli anni ’90, un flusso stimato in quasi 3 milioni di persone ha lasciato l’area balcanica tra richiedenti asilo e migranti diretti verso l’Europa occidentale.
L’allargamento dell’Unione Europea
- L’allargamento dell’Unione Europea (2004 e successivi): Una nuova e massiccia ondata migratoria dall’Est si è verificata a partire dal 1° maggio 2004, quando 8 paesi dell’ex blocco sovietico (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Estonia, Lettonia, Lituania e Slovenia) sono entrati nell’UE, sbloccando la libera circolazione dei lavoratori verso nazioni come il Regno Unito, l’Irlanda e successivamente il resto d’Europa.
Crescita della popolazione migrante in Europa
La crescita della popolazione musulmana e mediorientale: Secondo i dati demografici del Pew Research Center, la popolazione di origine migrante e di fede islamica in Europa (che include una larghissima fetta di cittadini provenienti dal Medio Oriente come Siria, Iraq e Turchia, oltre al Nord Africa e al Pakistan) è più che raddoppiata tra il 1990 e il 2020, passando da meno di 8 milioni a quasi 16 milioni.
L’ondata della crisi siriana (2015-2016): Solo a seguito dello scoppio della guerra civile in Siria, la rotta balcanica e quella del Mediterraneo orientale hanno visto l’arrivo in Europa di oltre 1,5 – 2 milioni di richiedenti asilo originari del Medio Oriente in un brevissimo arco di tempo. Di questi, oltre un milione ha trovato accoglienza e regolarizzazione nella sola Germania.
Le comunità storiche preesistenti e consolidate: Ai flussi legati alle guerre e alle instabilità geopolitiche post-1989 si sono sommati i continui flussi legati ai ricongiungimenti familiari di comunità già massicciamente presenti sul suolo europeo (come la numerosa comunità turca in Germania e in Europa centrale, che conta svariati milioni di persone).
Migrazioni africane e trasformazioni demografiche
In base ai dati dei principali organismi demografici internazionali (come l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni e l’ONU), la popolazione nata in Africa e attualmente residente in Europa si attesta a circa 11 milioni di persone.
Poiché prima degli anni ’80 la presenza di cittadini africani nel continente europeo era numericamente molto limitata (concentrata principalmente in pochi flussi storici legati al passato coloniale di Francia e Regno Unito), la stragrande maggioranza di questo stock migratorio si è stabilita in Europa proprio a partire dagli anni ’80 e ’90, con una forte accelerazione dagli anni Duemila in poi.
La crescita complessiva: Negli ultimi trent’anni, il numero di africani residenti al di fuori del proprio paese d’origine è raddoppiato.
L’attuale quadro migratorio: Di questi 11 milioni, circa il 60-70% proviene dai paesi del Nord Africa (in particolare Marocco, Algeria e Tunisia), mentre la quota originaria dell’Africa subsahariana è cresciuta progressivamente negli ultimi vent’anni.
L’Europa del capitale secondo la prospettiva marxista
Dalla CEE all’UE si è consolidata l’Europa del capitale: moneta e banche sottratte alla politica, bilanci sotto controllo, mercati aperti e lavoratori messi in competizione.
Con Maastricht, i popoli possono votare, ma di certo non comandano la moneta, gli investimenti né le priorità economiche; comanda la corsa al profitto.
La “libertà di movimento” è reale per le persone, ma il potere resta nelle mani di chi possiede capitali, banche, tecnologie e grandi imprese: il lavoratore è libero di spostarsi, il capitalista è libero di sfruttare.
Le migrazioni non sono il nemico degli operai: sono conseguenze di povertà, guerre, dipendenza economica e squilibri prodotti dal sistema imperialista, usati dal capitale per dividere europei, africani e mediorientali con l’antica tattica del divide et impera.
Né razzismo né nazionalismo bensì internazionalismo proletario: stessi diritti, stessi salari, stessa lotta contro i padroni. Finché i mezzi di produzione resteranno proprietà privata, è solo un’unione dei capitalisti.
Conclusione
SOCIALISMO O BARBARIE!

