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La piccola borghesia è la zona intermedia della struttura di classe capitalista che comprende: piccoli commercianti e artigiani proprietari dei propri strumenti di lavoro, professionisti indipendenti, contadini medi, strati impiegatizi medio-alti. La sua caratteristica fondamentale è la posizione di transizione: parzialmente proprietaria come la borghesia, parzialmente soggetta al mercato e alla precarietà come il proletariato.
Per questo la piccola borghesia è una classe intrinsecamente instabile e oscillante. Non ha una prospettiva storica autonoma: deve appoggiarsi alla borghesia o al proletariato. Nei periodi di espansione capitalistica, tende ad alimentare illusioni di ascesa sociale verso la borghesia. Nei periodi di crisi, quando la proletarizzazione avanza, può orientarsi verso il proletariato e la rivoluzione — oppure verso il fascismo, che le promette la restituzione di un ordine sociale in cui il “piccolo proprietario” trovi il suo posto.
Il fascismo storico fu in larga misura un movimento piccolo-borghese: la sua base di massa era costituita da quella piccola borghesia urbana e rurale che si sentiva schiacciata dall’alto dal grande capitale e minacciata dal basso dal movimento operaio organizzato. La grande borghesia monopolistica finanziò il fascismo e lo utilizzò come strumento di repressione del movimento operaio.
Lo strato sociale intermedio — commercianti, artigiani, professionisti — che possiede piccoli mezzi di produzione; classe oscillante tra borghesia e proletariato.
