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La controrivoluzione è la risposta delle classi dominanti sconfitte alla rivoluzione proletaria. Non è mai solo un fenomeno militare: è l’insieme delle forze e dei mezzi — economici, politici, militari, ideologici, diplomatici — che le classi espropriate mobilitano nel tentativo di recuperare il potere perduto e ristabilire i vecchi rapporti di produzione.
La storia insegna che nessuna classe dominante ha mai ceduto il potere senza resistere con tutti i mezzi a sua disposizione. Dopo la rivoluzione d’ottobre del 1917, quattordici potenze imperialistiche intervennero militarmente a fianco delle Armate Bianche per strangolare il primo Stato operaio della storia.
La controrivoluzione opera attraverso canali diversi. Sul piano militare: guerre civili, interventi stranieri, colpi di Stato. Sul piano economico: sabotaggio della produzione, fuga dei capitali, blocco commerciale. Sul piano ideologico: campagne di disinformazione, corruzione degli intellettuali, finanziamento di opposizioni interne.
La necessità della dittatura del proletariato è direttamente connessa alla minaccia controrivoluzionaria: finché le classi antagoniste esistono e dispongono di risorse, la rivoluzione deve essere difesa con gli strumenti del potere statale.
Il tentativo delle classi spodestate di recuperare il potere perduto con la forza militare, la sovversione economica e il sabotaggio politico dopo una rivoluzione socialista.
