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Il fronte unico è la tattica adottata dal Comintern negli anni Venti come risposta all’offensiva del capitale e alla crescente minaccia del fascismo. Prevede la cooperazione tra il partito comunista, i partiti socialdemocratici e le organizzazioni sindacali su obiettivi concreti e limitati — difesa dei salari, resistenza ai licenziamenti, lotta contro il fascismo — pur mantenendo piena indipendenza politica e organizzativa del partito comunista.
La logica politica del fronte unico è precisa. I lavoratori che seguono la socialdemocrazia o i sindacati riformisti non sono nemici, ma potenziali alleati che si trovano sotto una direzione sbagliata. Proporre azioni comuni su obiettivi immediati e concreti permette a questi lavoratori di verificare nella pratica chi difende davvero i loro interessi.
Il fallimento del fronte unico in Germania nel 1933 — con il rifiuto socialdemocratico di qualsiasi accordo operativo con i comunisti di fronte all’ascesa di Hitler — fu una delle tragedie storiche del movimento operaio europeo del Novecento, con conseguenze catastrofiche per l’intera classe lavoratrice.
La tattica di collaborazione temporanea tra il partito comunista e altre organizzazioni operaie su obiettivi concreti, mantenendo piena indipendenza politica.
