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L’accumulazione primitiva (ursprüngliche Akkumulation) è il processo storico attraverso cui si sono create le condizioni di esistenza del capitalismo: da un lato, una classe di proprietari dei mezzi di produzione; dall’altro, una massa di lavoratori spossessati costretti a vendere la propria forza-lavoro. Marx la chiama “primitiva” perché è logicamente e storicamente precedente all’accumulazione capitalistica ordinaria (basata sullo sfruttamento del plusvalore).
L’economia politica borghese raccontava l’origine del capitalismo come una favola: da un lato gli industriosi e parsimoniosi che avevano risparmiato, dall’altro i pigri e dissoluti che avevano speso tutto. Marx oppone a questo idillio la realtà storica: la separazione violenta dei produttori dai loro mezzi di produzione. In Inghilterra questo processo ebbe la forma delle enclosures — la privatizzazione delle terre comuni — accompagnata da leggi feroci contro il vagabondaggio che costringevano i contadini espropriati a sottoporsi alla disciplina del lavoro salariato nelle manifatture urbane.
L’accumulazione primitiva non fu solo un processo interno alle economie europee: comprese la tratta degli schiavi africani, il saccheggio coloniale delle Americhe e dell’Asia, l’esterminio delle popolazioni indigene. Il capitale è arrivato al mondo “grondante sangue e fango da tutti i pori”, come scrisse Marx. Comprendere questa origine violenta è necessario per capire che il capitalismo non è un ordine naturale sbocciato spontaneamente, ma un sistema storicamente costruito attraverso la coercizione e la violenza di classe.
Il processo storico violento di espropriazione delle masse contadine dai mezzi di produzione che ha creato le condizioni di esistenza del capitalismo.

