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Il lavoro salariato è la forma storica e specifica che il lavoro assume nel modo di produzione capitalistico. Non è una caratteristica universale dell’umanità — gli schiavi lavoravano senza salario, i servi della gleba lavoravano con obblighi diversi — ma la forma particolare in cui la forza-lavoro umana viene convertita in merce nel capitalismo.
Il lavoratore salariato è formalmente libero in un doppio senso, come nota Marx ironicamente: libero di vendere la propria forza-lavoro a chi vuole, e libero dai mezzi di produzione (cioè spossessato di essi). Questa doppia libertà è la condizione storica del lavoro salariato: il lavoratore non ha altra scelta che vendere la propria capacità di lavorare per sopravvivere, perché non possiede i mezzi per produrre autonomamente.
Il salario appare come il prezzo del lavoro, ma questa è un’apparenza mistificante: il capitalista non compra il lavoro ma la forza-lavoro. Questo scambio è formalmente equo ma cela lo sfruttamento: la forza-lavoro messa in azione produce più valore di quanto ne costi la sua riproduzione. La differenza è il plusvalore.
La forma storica specifica del lavoro nel capitalismo: il lavoratore vende la propria forza-lavoro come merce al capitalista in cambio di un salario.

