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Né eletti né elettori

Redazione Pubblicato il 4 anni fa 4 minuti letti
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Dall’Italia partono alla ricerca di migliori condizioni di lavoro e di vita laureati, “cervelli in fuga”, meridionali, giovani, i “poveri di soldi e di scolarizzazione”. Vanno a lavorare nei settori lontani dal fenomeno dello smart working e anche dal reddito di cittadinanza: nella ristorazione, nella costruzione, nella ricezione, nelle fabbriche, probabilmente a causa della crisi del debito sovrano che nega loro lavoro e diritti. Dopo la crisi subprime del 2008, è la crisi finanziaria iniziata nel 2010 in cui si esacerbano gli squilibri della finanza pubblica dei paesi europei alle spese dei lavoratori.

Ovviamente, le migrazioni non sono un fenomeno nuovo: tutti ricordiamo l’emigrazione italiana verso il cosiddetto Nuovo Mondo, all’inizio dello scorso secolo. Però quella odierna è diversa: in un contesto di globalizzazione, ossia internazionalizzazione del capitale delle multinazionali, sono cambiati i trasporti e i mezzi di comunicazione e di informazione sulla legislazione, sulla situazione politica del paese di accoglienza, sulle affinità culturali e soprattutto sulle maggiori opportunità economiche.

Il 10% della popolazione italiana risiede all’estero, principalmente nell’Unione Europea, e date le condizioni lavorative, non ha l’intenzione di tornare presto in Italia. Dovrebbe però comunque poter usufruire delle libertà democratiche dovute alla cittadinanza italiana. Invece, malgrado i mezzi di informazione e di comunicazione attuali, non è affatto il caso.

Dopo la farsa delle elezioni dei COMITES organizzate dalla Farnesina, in cui solo il 2% degli aventi diritto (cioè poche migliaia di persone) è riuscito a votare perché i plichi elettorali dovevano addirittura essere richiesti (come chiamare una “democrazia” nella quale l’elettore deve chiedere di poter votare?), gli italiani iscritti all’AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero) non hanno potuto presentare le loro liste per le elezioni al Senato e alla Camera dei deputati perché avevano solo una settimana per far autenticare la raccolta delle firme presso i consolati a volte distantissimi dai luoghi di abitazione come voleva fare la federazione estero del Partito Comunista.

Esiste ancora la democrazia come nell’articolo 48 della Costituzione1? Chiediamo per gli italiani all’estero! O forse ha sempre ragione Clara Zetkin quando scrisse:

I paesi in cui esiste il suffragio universale, libero e diretto, ci mostrano che non vale granché in realtà. Il diritto di voto senza libertà economica non è né più né meno che un assegno scoperto. Se l’emancipazione sociale dipendesse dai diritti politici,  la questione sociale non esisterebbe nei paesi in cui è stato istituito. L’emancipazione delle donne come quella di tutto il genere umano diventerà realtà solo il giorno in cui il lavoro si emanciperà dal capitale?

La raccolta firme obbligatoria solo per le forze fuori dal sistema, e l’astensionismo organizzato, sono metodi utilizzati dai cosidetti partiti di governo per conservare il loro potere e mettere le mani su quel “tesoretto” di voti degli italiani all’estero, non lasciandogli nessuna scelta anti-sistema.

Quale ricorso hanno i cittadini contro i politici eletti in tali condizioni? Una vera democrazia non deve fare di tutto per difendersi contro ogni tipo di deriva e stanare quei pochi che pensano solo ai propri interessi economici a scapito di tutti?

Per un’Italia sovrana e popolare in difesa della Costituzione per tutti gli italiani!

 

 

1 Articolo 48 della Costituzione: Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età. Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico. La legge stabilisce requisiti e modalità per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all’estero e ne assicura l’effettività. A tale fine è istituita una circoscrizione Estero per l’elezione delle Camere, alla quale sono assegnati seggi nel numero stabilito da norma costituzionale e secondo criteri determinati dalla legge. Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge.

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Tags: comunicato elezioni italiani all'estero partito comunista federazione estero

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