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28/06/2022 By Commissione Donne Partito Comunista - Federazione Estero Non attivi

Interruzione volontaria di …aborto!

L'aborto è un diritto


In
Italia, l’interruzione volontaria di gravidanza è autorizzata fino a 12 settimane ma, in realtà, è poco accessibile a causa del diritto dell’obiezione di coscienza. Secondo il ministero della salute, “per quanto attiene all’obiezione di coscienza, nel 2020, il fenomeno ha riguardato il 64,6% dei ginecologi [L’80% in 5 delle 20 regioni], il 44,6% degli anestesisti e il 36,2% del personale non medico. Si rilevano ampie variazioni regionali per tutte e tre le categorie.” È inammissibile accontentarsi di notare la “non trascurabile variabilità fra le Regioni” senza trarne le conseguenze per agire concretamente. Nello stato del Vaticano, ogni sorta di interruzione di gravidanza è proibita dal 1929 e da uno a 4 anni di prigione aspetta chi non rispetta questa proibizione. Nella Repubblica di San Marino, la depenalizzazione per la donna come per il medico esiste solo dal 2021 grazie ad un referendum in cui il 77% della popolazione ha votato a favore di questa depenalizzazione.

Negli Stati Uniti d’America cosiddetti democratici e progressisti, il venerdì 24 giugno 2022, la corte suprema ha annullato il diritto costituzionale di interrompere la gravidanza, lasciando così ogni stato “libero” di decidere se proibirlo o meno sul suo territorio. Non basta affermare che l’amministrazione Biden garantirà l’accesso alle pillole abortive per sviare l’attenzione dalle problematicità nazionali e internazionali degli USA. Il boom delle vendite di pillole abortive durante i lockdown della pandemia di coronavirus consente alle grandi aziende farmaceutiche una grande e bella prospettiva di incrementare le quote di mercato.

La commissione donne della Federazione Estero del Partito Comunista ribadisce che non ci deve essere nessun freno alla salute di tutti. Il corpo delle donne va tutelato e non controllato. Le pratiche dell’aborto non devono né essere né tornare nella clandestinità pericolosa per la vita delle donne. Una legge sull’aborto è solo un passo. Non devono mancare le strutture ospedaliere e il personale. Del resto, tutta la preoccupazione per salvare la vita su cui insistono tanto gli antiabortisti sparisce poi nel momento in cui il bambino o la bambina nasce perché non esistono né aiuti economici per le madri bisognose né le strutture necessarie. La rete sociale deve essere al servizio delle necessità delle donne.

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Gli attacchi negli USA come in certi paesi d’Europa contro il diritto all’aborto fanno parte dell’oppressione continua delle donne nel sistema capitalista. Certe donne denunciano la situazione negli Stati Uniti però non servono le fautrici di un femminismo neoliberale che non combattono né lo sfruttamento del corpo delle donne né le carenze del sistema sanitario. Né servono le influencer che non fanno altro che propagare un modello di bellezza tutto chirurgia ‘estetica’ e fustigare la decisione liberticida della corte suprema americana ma mai hanno denunciato le condizioni sociali in cui vivono le proletarie

Il sistema capitalista è tale che, appena la notizia della decisione della corte suprema è stata resa nota, i prezzi della pillola abortiva sono aumentati. Arricchirsi sul diritto delle donne a disporre del proprio corpo, ecco tutta la morale etica della quale può vantarsi questo sistema marcio fino al midollo.

Per garantire il diritto delle donne a poter disporre del proprio corpo, le comuniste e i comunisti si mobilitano per attaccare questo sistema che moltiplica le politiche di austerity e per sostituirlo con una sanità pubblica efficiente che si dedichi alla cura di tutte e di tutti.

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