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Rio Tinto Fa il Prezzo al Litio sulla Salute in Serbia

Redazione Pubblicato il 4 anni fa 5 minuti letti
Rio Tinto Fa il Prezzo al Litio sulla Salute in Serbia

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Serbia : contro il progetto del gigante minerario anglo-australiano Rio Tinto che vuole devastare la zona di Loznica per sfruttare il litio per le batterie delle auto elettriche europee.

Importanti giacimenti di litio, indispensabile per la fabbricazione delle batterie per le auto elettriche si trovano nella Serbia centrale, nei dintorni della città di Loznica dove la compagnia ha cominciato a comprare delle terre ma aspetta il via da parte dello Stato per aprire la miniera. Rio Tinto ha scoperto nel 2016 le riserve di litio nella zona di Loznica. Organizzazioni ecologiste che denunciano il progetto di Rio Tinto hanno deciso di manifestare dopo l’adozione questa settimana, da parte del Parlamento serbo di  emendamenti alle leggi sul referendum e sull’espropriazione. Queste organizzazioni affermano che la legislazione è stata modificata solo per accontentare l’investitore, ciò che il governo ha smentito.

Lo sfruttamento del litio potrebbe portare alla Serbia un utile annuo di più di 500 milioni di Euro e generare più di 750 milioni dI Eeuro di utili nei settori connessi. “Niente si farà senza la decisione del popolo” ha affermato il presidente Vucic. Eppure a fine novembre, i manifestanti sono stati sottoposti alla brutalità della polizia. Un ultimatum è stato lanciato al Presidente: se venerdì 3 dicembre, le leggi anticostituzionali sull’espropriazione e sul referendum non saranno ritirate, il giorno dopo, la Serbia sarà paralizzata per via dei blocchi stradali.

Gli abitanti rifiutano di sacrificare la loro regione a nome della cosiddetta transizione energetica dell’Europa. Combattono contro Rio Tinto che vuole imporsi come il principale produttore di litio in Europa e rispondere così alla crescente richiesta di batterie elettriche. La miniera di Loznica potrebbe produrre abbastanza litio per alimentare più di un milione di auto elettriche all’anno. Una prospettiva voluta dal governo serbo a favore degli unici argomenti finanziari della multinazionale basata a Londra e Melbourne che vanta le opportunità economiche per il paese. Gli abitanti e non solo, sono preoccupati a causa dello stoccaggio di quasi 60 milioni di tonnellate di rifiuti per i 40 anni di esistenza della miniera. Si ricordano perfettamente delle piogge torrenziali che nel 2014 hanno provocato frane ed alluvioni letali. Il Jadar, la Drina, il Sava e il Danubio sono fiumi che corrono un grande pericolo. Poi sanno cosa ha fatto Rio Tinto in Madagascar dove le acque sono state contaminate con i rifiuti della miniera d’ilmenite e nella miniera d’oro di Papuasia Nuova Guinea dove ha fatto scattare una guerra civile che ha fatto più di 15 000 morti. Ha distrutto e avvelenato tutto perfino in Australia dove ha ridotto a polvere un sito sacro aborigeno vecchio di 46 000 anni per l’estrazione del ferro. Un solo slogan lungo le strade della Serbia è un grido semplice di resistenza: ‘’No alla miniera, sì alla vita”.

Allorché 6 paesi balcanici sono fuori dell’Unione europea da 20 anni, i cittadini temono che le loro terre diventino il rovescio della medaglia della cosiddetta transizione verde del continente. In questi paesi, le imprese non hanno le stesse norme ambientali e sociali da rispettare. A sei mesi dalle elezioni nazionali, la tutela dell’ambiente è al cuore delle preoccupazioni.

Questo sabato 4 dicembre, migliaia di manifestanti a Belgrado e in altre città serbe hanno bloccato le strade principali e i ponti per denunciare gli scavi previsti per l’estrazione del litio, nonostante gli avvertimenti della polizia e una campagna di intimidazione lanciata dalle autorità contro i manifestanti. Fischiando e cantando: “Rivolta! Rivolta!”, hanno fermato il traffico sull’autostrada principale che attraversa la capitale serba così come la seconda città della nazione balcanica, Nis e un ponte sul Danubio a Novi Sad sono stati bloccati. In quest’ultima città, degli hooligans hanno perfino scagliato sassi e bottiglie contro i manifestanti che hanno risposto inseguendoli. A Belgrado, uomini mascherati hanno lanciato razzi contro i manifestanti. E la polizia non si è fatta vedere da nessuna parte durante le manifestazioni più massicce da molti anni contro l’attuale governo autocratico.

Nel mentre, il presidente Vucic ha ignorato le proteste e si è recato nel sito della miniera della multinazionale: voleva parlare con la gente del posto del progetto: “Il nostro obiettivo è quello di avere una conversazione civile e non sotto pressione dalle strade” aggiungendo che la polizia non doveva intervenire contro i manifestanti. Non è nemmeno intervenuta contro gli hooligans! Secondo il presidente, queste proteste sono finanziate dall’Occidente per destabilizzare il Paese e portare l’opposizione al potere.

Inoltre, molti manifestanti hanno denunciato il fatto che gli agenti di polizia sono andati a casa loro per avvertirli che potevano subire conseguenze legali e multe per la partecipazione alle manifestazioni, esendo le proteste “un atto criminale”. Hanno pure creato un numero di telefono speciale e un’email per chiunque volesse denunciare “violenze causate dal blocco”.

Per i comunisti, la tutela dell’ambiente è una questione che ha un’importanza assoluta. È da tempo ormai che i governi borghesi si limitano a vantare pubblicamente una certa svolta green però non forniscono nessuna soluzione concreta al problema anzi non fanno che accrescere il profitto delle multinazionali a spese della collettività, dei lavoratori, degli abitanti delle zone coinvolte e dell’ambiente. In Serbia, il governo pensa solo al profitto lasciando la multinazionale Rio Tinto entrare sul territorio e lascia senza tutela la natura e il popolo. Inoltre, il mercato green delle auto elettriche con le loro batterie al litio non mantiene affatto la promessa della cosiddetta transizione ecologica: le miniere inquinano tutta la natura circostante e si sa già che le batterie al litio producono un peggioramento delle emissioni di CO2. La devastazione ambientale va di pari passo con il degrado della vita sociale. Noi comunisti, ribadiamo la necessità di rovesciare il capitalismo autodefinitosi green che è a favore della proprietà privata e dei governi borghesi benestanti. Tale sistema è per natura irriformabile. Combattiamo contro ogni forma di alienazione che sia quella della natura o dell’essere umano. La socializzazione dei beni della natura è una delle soluzioni allo sfruttamento delle risorse naturali. O socialismo o barbarie!

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Tags: ambiente australia balcani ecologia inquinamento litio referendum rio tinto serbia

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