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29/09/2021 By Redazione Non attivi

Lettera di un lavoratore, assistente sanitario in terapia intensiva

Durante una breve pausa in un reparto di terapia intensiva di una grande organizzazione ospedaliera pubblica nella città di Melbourne ( Australia )…

Svuoto la mia mente in queste quattro righe scritte di pugno, chiuso nel claustrofobico ambiente della zona delimitata ai pazienti COVID-19.

Protetto dietro visiera, maschera e tuta protettiva, sento il sudore che mi scende dietro la schiena, quel senso di angoscia che ti prende ogni volta che solchi quei portelloni ermeticamente chiusi… la banalità della sofferenza… uguale per tutti.. la sofferenza è uguale per tutti.

Uguale il sangue, l’urina, gli escrementi… poco importa il colore della pelle, la religione, il colore politico, lo status sociale… tutto è livellato, ricordandomi di una celebre poesia.

Mi soffermo ad osservare i volti dei pazienti attaccati alle macchine respiratorie.

Tutti diversi tutti sconosciuti a loro stessi ma tutti uniti nella stessa sorte di lotta per la vita.

Uniti nella stessa disgrazia, ma allo stesso tempo fortunati.

Fortunati di essere accuditi da persone normalissime… non eroi… persone con stipendi modesti che mettono la propria vita a repentaglio per un semplice ma forte “spirito di servizio “.

Forti di quel senso di squadra, di quello spirito di collettività che si trova dentro di noi.

A volte, facciamo le “doppie” turni massacranti di 16 ore dovuto alla carenza di personale qualificato, a volte non si hanno rapporti con la famiglia per giorni…

Ma tutto questo non basta.

Mi rendo conto che gli sforzi dei singoli individui sono vani se non supportati da un sistema di sanità pubblica adeguata.

La mente mi riporta indietro nel tempo e mi ricordo quando una volta, ebbi un breve dialogo con un paziente statunitense che si stava riprendendo ed era prossimo a lasciare il reparto, gli feci notare che il suo trattamento sarebbe costato una cifra enorme…ma che era tutto coperto dallo stato e dai contribuenti e perciò, stava vivendo “l’idea di socialismo “ in prima persona… ovviamente ne era grato.

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Mai come ora sentiamo la necessità di un servizio sanitario di tutti e per tutti senza lasciare indietro nessuno.

Il sistema sanitario nazionale voluto fortemente dai governi laburisti degli anni settanta ha fatto sì che si evitasse di avere un sistema in mano alle lobby private su modello statunitense.

Mai come ora bisogna continuare a sostenere il settore pubblico nella sua missione di garantire la salute di tutti i cittadini, e a dare a noi lavoratori in prima linea la forza ed il coraggio di andare avanti.

Dedicato a tutti i miei colleghi.

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