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Lula ribalta il primo turno e sfugge al cortile di Washington.
Articolo della cellula brasiliana della Federazione Estero – sezione Enrico Olivetti del Partito Comunista
La rimonta elettorale di Lula e la mobilitazione popolare in Brasile
Quello che in tanti speravamo, ma in cui ben pochi credevano, alla fine si è realizzato: Lula ha recuperato i due milioni di voti di svantaggio del primo turno e domenica 25 ottobre è stato eletto per la quarta volta Presidente del Brasile con oltre 64 milioni di voti, ben 4 in più del suo avversario. Sono stati smentiti per l’ennesima volta i sondaggi, che lo vedevano invece in testa al primo turno e in leggero svantaggio al ballottaggio. Il fatto che nel 2022 vinse per poco più di 2 milioni di voti e che, soprattutto, sia stata la prima volta che in Brasile il candidato meno votato al primo turno è riuscito a ribaltare la situazione, dimostra quanto sia stata eccezionale questa impresa. Un’impresa che non è del solo Lula, ma di tutti i progressisti brasiliani, che nelle ultime tre settimane hanno occupato festosamente le strade e le piazze di tutto il Brasile con imponenti manifestazioni che non si ricordavano a memoria d’uomo. Ora sarà fondamentale non smobilitare per dare a Lula la forza di fronteggiare il prossimo parlamento, che sarà ancora più conservatore del precedente. Solo la spinta popolare potrà permettere a Lula di non negoziare al ribasso con il centro-destra brasiliano.
Donald Trump, la destra latinoamericana e il futuro dei governi progressisti
Donald Trump, che negli ultimi anni era riuscito a sconfiggere il Venezuela con i marines e i governi progressisti di Argentina, Bolivia, Cile, Honduras, Perù e Colombia per via elettorale, sperava di portare a casa anche la preda più ambita, ma Lula ha resistito e da qui potrà partire la riscossa, visto che, ad esempio, i governi di destra in quasi tutto il continente stanno franando, con Milei che ha ormai un’approvazione popolare intorno al 20%, sostegno che in Cile e Perù a stento arriva al 30%. Certo, potremo assistere a un’onda rosa, non certo rossa, ma governi realmente progressisti potranno stringere tra di loro alleanze e legarsi sempre di più al Sud Globale attraverso i BRICS e l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai.
Brasile, Stati Uniti e la contesa per le risorse strategiche
Gli USA in Brasile hanno giocato pesante e non hanno risparmiato sforzi perché, riportandolo nel cortile di casa, oltra a completare praticamente l’occupazione dell’America Latina, si potrebbero accaparrare le sue inestimabili ricchezze minerarie, tra l’altro sottraendole alla Cina, che oggi ne è la principale acquirente, garantendosi tra l’altro l’accesso alle preziosissime terre rare, cosa che gli consentirebbe di non dipendere dal loro più pericoloso avversario strategico. Per fare questo Trump ha giocato su più tavoli, da una parte applicando al Brasile dazi al di fuori di ogni logica economica (la bilancia commerciale tra i due paesi è positiva per gli Stati Uniti), dall’altra foraggiando la locale borghesia compradora, che si è materializzata nella famiglia Bolsonaro.
La famiglia Bolsonaro e la destra brasiliana
Con il padre, Jair, fuori gioco per via della condanna a oltre 20 anni di carcere a seguito del tentativo di golpe nel 2023, e col figlio secondogenito Edoardo fuggito negli USA per tramare contro il suo paese e sfuggire all’arresto, lo scettro è passato al primogenito Flavio, che è stato imposto come candidato alla Presidenza nonostante i mal di pancia degli altri partiti di opposizione. Ma questo era solo l’inizio, visto che sono stati eletti al Senato la moglie Michelle e il figlio Carlos, mentre l’altro figlio Renan e il fratello Renato sono stati eletti alla Camera. Purtroppo (si fa per dire) non ce l’ha fatta l’ex moglie Rogéria, ma tutto ciò ha reso ridicolo agli occhi del mondo il centro-destra brasiliano, più simile al cast dei Soprano che a un’aggregazione politica.
La politica italiana e le contraddizioni del centro-destra
Non ha fatto però figura migliore la politica italiana, dove abbiamo assistito al solito teatrino. Il centro destra, che si riempie la bocca di sovranismo e legalità, faceva il tifo per la famiglia che sta vendendo il proprio Paese agli Stati Uniti, si è macchiata di numerosi reati (Jair in galera, Eduardo in fuga) ed è oggetto di svariati procedimenti giudiziari (Flávio è sottoposto ad almeno due inchieste penali per riciclaggio di denaro, evasione valutaria e corruzione, tanto che, subito dopo le elezioni, gli è stato intimato di consegnare il passaporto e proibito di lasciare il Brasile), così come sono ampi e documentati i legami con le “milizie” e, non ultimo, l’omicidio di Marielle Franco.
Lula, il centro-sinistra italiano e le differenze politiche
Il centro sinistra, al contrario, ha fatto di Lula il suo beniamino, pur promuovendo politiche opposte a quelle del leader brasiliano. In politica estera Lula promuove un orizzonte multipolare, collabora con la Cina, è contrario all’invio di armi all’ Ucraina, non applica sanzioni alla Russia e condanna senza tentennamenti Israele. Loro sono per la Nato e l’occidente collettivo, sinofobi, russofobi, affamano il paese per sostenere l’Ucraina mentre sono oltremodo timidi nel condannare Israele. In politica economica mentre Lula promuove l’intervento dello Stato in economia e aumenta la spesa sociale, loro hanno svenduto le principali imprese pubbliche e hanno fatto dell’austerità un dogma tagliando pesantemente scuola, pensioni e sanità.
Il Partito Comunista Brasiliano, Lula e il multipolarismo
Lula non è certo un estremista, men che meno un comunista, tanto che il PCB ha presentato un proprio candidato alla Presidenza al primo turno proprio per poter avanzare proposte più coraggiose che lui, per via delle alleanze ma soprattutto per le sue convinzioni, non poteva o non voleva fare. Chiaramente, poi, il PCB ha appoggiato Lula al secondo turno perché, come abbiamo visto, il suo governo, pur votato alla conciliazione tra le classi e rispettoso dei canoni della democrazia borghese, in Italia sarebbe considerato extraparlamentare. Votando Lula o Bolsonaro, in Brasile era possibile incidere sulla collocazione internazionale del Paese, al contrario praticamente di tutta l’Europa, dove l’alleanza con gli Stati Uniti non può essere messa in discussione. Qui si dice che, con la crisi irreversibile del capitalismo, gli Stati Uniti vorranno fare dell’Europa la nuova America Latina, e dell’America Latina la nuova Africa. Ecco, eleggendo Lula il Brasile vuole provare a sfuggire a un destino che non è inesorabile.

