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Il Contesto Politico e la Nascita Fuori dalle Logiche Corporative
Le organizzazioni non governative nascono dall’esigenza di operare al di fuori delle logiche corporative. Per comprenderne l’origine, è necessario inquadrare il contesto politico in cui si sviluppano: un contesto popolato da organizzazioni con scopi predefiniti e appartenenti a logiche altrettanto predefinite. Aziende private orientate al profitto; istituzioni statali il cui fine è la preservazione dello Stato, che non sempre coincide con le esigenze reali dei cittadini; partiti politici con obiettivi affini a quelli statali; organizzazioni della società civile con missioni circoscritte. Le uniche realtà con un’agenda apparentemente più ampia, ma in realtà vincolata al proselitismo, sono quelle religiose. A queste si aggiungono le organizzazioni internazionali, il cui scopo coincide con quello degli Stati: la propria autopreservazione.
Il Paradosso della Crescita: Dimensioni Strutturali e Autopreservazione delle Grandi ONG
Quando le organizzazioni non governative raggiungono una certa rilevanza diventando grandi, ricche e influenti, attraversano una trasformazione profonda. La struttura interna, un tempo snella e flessibile, capace di garantire ampia libertà di manovra, si fa progressivamente più complessa e ingombrante.
Con questa crescita cambiano anche gli obiettivi. Una ONG piccola ha uno scopo quasi puro: la propria missione. Ma quando un’organizzazione diventa grande, la missione non è più l’unico obiettivo: si affianca, e a volte si sovrappone, la necessità di preservare il corpo stesso dell’organizzazione. Un corpo fatto di persone, strutture, regole interne, politiche di gestione. Una macchina complessa che, proprio per la sua complessità, tende a ridurre la libertà individuale di chi ne fa parte e che richiede energie considerevoli solo per essere mantenuta in funzione.
La Comunicazione Pubblica e la Duplicità del Messaggio Istituzionale
Tutto questo si riflette in modo abbastanza nitido nella comunicazione pubblica. Una ONG piccola comunica in modo diretto, centrato sulla missione: racconta ciò che fa e perché lo fa. Una grande organizzazione, invece, tende quasi inevitabilmente a veicolare un message diverso: che quella determinata missione, quell’obiettivo importante e condivisibile, può essere raggiunta soltanto attraverso di essa.
È qui che emerge la duplicità: da un lato l’obiettivo dichiarato, la missione; dall’altro, implicito ma costantemente presente, l’obiettivo di autopreservazione della struttura stessa.
Limiti degli Apparati Statali e Spinta all’Azione Umanitaria Indipendente
Chi voleva operare nel campo della cooperazione internazionale e del supporto umanitario senza dover passare attraverso logiche corporative, fortemente accentrate attorno ai poteri politici, non aveva scelta.
Prima della nascita delle organizzazioni non governative così come le conosciamo oggi, esistevano soltanto grandi organizzazioni di emanazione statale, espressioni dirette dei governi nazionali, oppure espressioni di grandi organismi internazionali come le Nazioni Unite o altre agenzie interstatali e sovranazionali.
Come già accennato, queste grandi strutture hanno una naturale tendenza all’autopreservazione: la loro priorità è mantenere se stesse. Di conseguenza, al loro interno l’individuo disponeva di poco spazio per esprimere se stesso, le proprie idee, i propri obiettivi, la propria visione del mondo. La scelta per chi vi operava era di fatto obbligata: rinunciare a una parte di sé per abbracciare le finalità dell’organizzazione.
Il Caso Emblematico di Médecins Sans Frontières e la Rottura col Corporativismo
L’esempio più emblematico è la nascita di Médecins Sans Frontières. L’organizzazione francese nasce proprio da medici che operavano all’interno della Croce Rossa Internazionale e che non riuscivano a mettere in pratica la propria idea di aiuto umanitario. Il motivo è riconducibile a una logica che potremmo definire corporativistica: un’organizzazione molto grande tende inevitabilmente a mettere la propria sopravvivenza strutturale al primo posto, prima ancora dei propri obiettivi distribuite.
Il meccanismo è il seguente: l’individuo entra nell’organizzazione e, attraverso di essa, persegue i propri interessi. Ma quando questo avviene su larga scala, il risultato è un insieme di persone che rincorrono obiettivi personali sotto l’ombrello di una missione collettiva. A quel punto la logica diventa necessariamente corporativistica, e chi porta idee genuine e vuole esprimerle liberamente non trova spazio.
La Genesi Concreta delle ONG e le Relazioni nei Paesi in Via di Sviluppo
È in questo contesto che gruppi di operatori internazionali nel campo umanitario e della cooperazione allo sviluppo cominciano a generare iniziative spontanee, unendosi per perseguire finalità di interesse sociale, ambientale, umanitario o di tutela dei diritti, senza scopo di lucro e in modo indipendente dai governi.
La genesi è concreta: singoli cittadini si recano nei paesi in via di sviluppo con risorse proprie, si insediano e avviano attività di supporto, forti di competenze costruite attraverso una solida formazione e da esperienze lavorative maturate in Europa. La presenza prolungata in questi contesti produce relazioni locali solide a tutti i livelli, con la popolazione, con le istituzioni locali, con i governi. Queste relazioni rappresentano la vera forza di questi gruppi, che vengono percepiti dai governi europei come preziose teste di ponte. Da qui nascono politiche di supporto ai paesi in via di sviluppo realizzate attraverso le capacità operative costruite da questi cittadini organizzati, che cominciano a formalizzare la propria esistenza attraverso la costituzione di organismi non governativi.
L’organismo non governativo, noto con l’acronimo latino ONG o quello anglofono NGO, gode di una libertà di movimento e di ampi spazi di manovra che le organizzazioni statali e interstatali non possono permettersi, vincolate come sono da strutture gerarchiche e da ostacoli burocratici interni.
Flessibilità Operativa e Condizionamenti Geopolitici: Analisi di USAID
Le piccole organizzazioni non governative operano in uno spazio istituzionale peculiare: formalmente indipendenti dagli Stati, godono di una flessibilità operativa che organismi intergovernativi come l’ONU o agenzie statali difficilmente possono permettersi. Nessun parlamento da consultare, nessuna catena di comando diplomatica da rispettare, nessun elettorato a cui rispondere. Questa agilità è spesso il loro punto di forza, ma è anche il loro tallone d’Achille.
Il caso più conosciuto è quello di USAID, l’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale. Formalmente un’organizzazione umanitaria, nella pratica ha operato storicamente come braccio operativo della politica estera americana: i suoi fondi seguono le priorità geopolitiche di Washington, i suoi programmi si concentrano nelle aree di interesse strategico per gli Stati Uniti, e la sua direzione risponde direttamente all’esecutivo americano. Non è un’ONG in senso stretto, ma illustra con precisione come la veste «umanitaria» possa coprire agende ben precise.
La Diplomazia Silenziosa della Croce Rossa e il Peso Finanziario nell’OMS
Il Comitato Internazionale della Croce Rossa rappresenta un caso ancora più sofisticato. La sua credibilità, e la sua utilità, dipende dalla riservatezza: i rapporti sulle condizioni dei detenuti, sulle violazioni del diritto umanitario, sui crimini di guerra vengono consegnati esclusivamente agli Stati e alle parti coinvolte, mai resi pubblici. Questo approccio di «diplomazia silenziosa» permette al comitato di accedere a luoghi e situazioni altrimenti inaccessibili. Ma ha un costo: i finanziatori principali, ovvero gli Stati occidentali, ricevono informazioni riservate che altri non vedranno mai. La neutralità, in questo caso, ha destinatari privilegiati.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità non è tecnicamente un’ONG, ma il suo caso è illuminante per capire come anche le istituzioni più autorevoli siano permeabili alle pressioni esterne. Negli ultimi decenni, il peso dei contributi volontari, versati da Stati, fondazioni private e industria farmaceutica, ha progressivamente eroso l’autonomia garantita dai contributi obbligatori degli Stati membri. Chi paga di più, orienta le priorità. La pandemia di COVID-19 ha reso visibile questa tensione in modo imbarazzante, con accuse esplicite di ritardi nelle dichiarazioni d’emergenza riconducibili a pressioni politiche di alcuni paesi finanziatori.
L’Indipendenza come Forma Giuridica: Chi Finanzia e Controlla il Terzo Settore
Il punto non è che le organizzazioni non governative siano necessariamente disoneste o strumentali. Molte operano con integrità autentica in contexti dove nessun altro arriva. Il punto è che la categoria «non governativo» descrive una forma giuridica, non una garanzia di indipendenza. La libertà di movimento di cui godono, quella capacità di attraversare confini, aggirare protocolli, agire con rapidità, esiste perché qualcuno, da qualche parte, ha interesse a che tale libertà esista. Capire chi finanzia, chi controlla e a chi vengono consegnati i rapporti è il vero alfabeto per leggere il mondo delle ONG.
Il Modello Anglofono dell’Aiuto Umanitario: La Visione di Save the Children e Oxfam
Occorre ricordare che, prima dell’affermazione delle ONG come espressione della società civile, esistevano organizzazioni nate nel solco delle due guerre mondiali che fungevano da elemento ispiratore, tra queste, Save the Children e Oxfam. Queste due realtà avrebbero potuto rappresentare un modello alternativo, se non fosse stata avvertita la forte necessità di costruire forme associative radicate in culture diverse da quella britannica.
Esiste, infatti, una tensione culturale profonda che caratterizza il mondo anglosassone, e quello britannico in particolare: l’aiuto come atto morale individuale, radicato nella tradizione puritana e vittoriana della charity (carità), piuttosto che come strumento di trasformazione politica collettiva.
Organizzazioni come Save the Children (1919) e Oxfam (1942), nate rispettivamente durante la Prima e la Seconda guerra mondiale, incarnano perfettamente questa visione. Nascono per rispondere a un’emergenza umanitaria concreta e immediata. Sono animate da un impulso filantropico e morale, non da una lettura ideologica delle cause della povertà o della guerra. Si rivolgono alla compassione individuale del donatore, non alla sua coscienza politica. Tendono a separare l’atto dell’aiutare dalla critica alle strutture economiche e politiche che producono il bisogno.
La Tradizione Franco-Italiana: Solidarietà Anticoloniale e Impegno Politico
In Francia e in Italia, la tradizione associativa che darà origine alle organizzazione non governativa di nuova generazione, a partire dagli anni Sessanta e Settanta, è profondamente diversa.
In Francia, il pensiero terzomondista (Frantz Fanon, Jean-Paul Sartre) e le reti cattoliche progressiste producono organizzazioni come il CCFD o il CIMADE, che leggono la cooperazione come atto politico di solidarietà anticoloniale. In Italia, il tessuto delle ACLI, delle organizzazioni di ispirazione comunista o democristiana radica il volontariato in una cultura della partecipazione collettiva estranea alla tradizione britannica.
Per un militante cattolico italiano o per un intellettuale terzomondista francese, l’aiuto umanitario non può essere separato da una scelta di campo politica: significa schierarsi contro il colonialismo, contro le multinazionali, contro le politiche del Fondo Monetario Internazionale. Significa che il povero non è un oggetto di compassione, ma un soggetto politico con cui costruire solidarietà. L’aiuto non può essere scorporato dalla politica: è esso stesso una dichiarazione di come si legge il mondo.
Gli Anni d’Oro delle organizzazioni non governative: Esperienze di Condivisione e Cooperazione Paritaria
Il movimento internazionale costituito dalle organizzazioni non governative, mantiene, fino all’inizio degli anni Ottanta, un ambiente di lavoro sano, immune dalla corruzione tipica della ricerca del profitto e dall’ipocrisia della politica internazionale, costruendo nel tempo solidi rapporti con i governi dei paesi in via di sviluppo.
Alcuni esempi concreti illustrano lo spirito originario:
L’Impegno Costante in Burundi (1973)
Burundi 1973. Un piccolo gruppo di volontari partì per uno dei paesi con il reddito più basso al mondo senza un progetto predefinito, con il solo obiettivo di costruire un rapporto di solidarietà diretta. L’organizzazione rimase nel paese anche durante i conflitti interetnici e i colpi di Stato, continuando a collaborare con le associazioni locali. Questo impegno costante, fondato su un legame autentico con la popolazione, portò alla realizzazione di scuole, cooperative agricole e centri sanitari, contribuendo alla ricostruzione del tessuto sociale.
Il Principio delle Comunità di Volontari (1978)
Comunità di volontari 1978. Un gruppo di giovani, di ritorno da esperienze di volontariato, decise di non disperdere quanto intensamente vissuto con le comunità locali. La loro filosofia si riassumeva nel motto «con i poveri e non per i poveri»: un principio che rifiutava l’assistenzialismo e poneva le relazioni umane e la condivisione di ideali come motore della cooperazione, creando un ambiente di scambio paritario e rispetto reciproco.
L’Approccio dell’Auto-Organizzazione alla Fine degli Anni Settanta
Centro internazionale per il diritto al cibo e alla conoscenza (fine anni Settanta). Questa organizzazione concentrò le proprie attività sulla promozione del diritto al cibo, alla conoscenza e alla comunicazione. Il suo modello di cooperazione supportava la formazione di organizzazioni contadine indipendenti, fondate sull’autonomia e sull’auto-organizzazione, offrendo un’alternativa concreta alle logiche di potere e sostenendo i movimenti locali senza imporre modelli esterni.
L’Involuzione Capitalistica e le Nuove Dinamiche del Mercato del Lavoro
Le belle idee, i buoni pensieri, le pratiche sane hanno spesso vita breve. Le tendenze consumistiche e capitalistiche, unite alla storia politica dei singoli paesi donatori, hanno progressivamente modificato le strutture e gli scopi della maggior parte delle organizzazioni non governative.
Un tempo il sodalizio tra impresa privata e ONG era impensabile, e fortemente osteggiato da entrambe le parti. Le politiche di espansione capitalistica hanno però ridotto sempre di più la distanza tra queste due realtà. Oggi spesso accade che i confini nelle pratiche operative siano difficili da delineare, fermo restando quelli legali, che rimangono ben definiti. Le organizzazioni non governative, non hanno scopo di lucro e non possono generare dividendi: questo vale in Italia come negli altri paesi europei. Diversa è la reality di altri contesti, come il Sudafrica, dove le ONG nacquero in conseguenza degli embarghi contro il regime razzista e furono create da aziende che, attraverso di esse, riuscivano ad accedere al mercato europeo.
Le persone che lavoravano nelle organizzazioni non governative erano caratterizzate da forti motivazioni ideologiche, radicate nella convinzione che le risorse debbano essere equamente distribuite. Alcuni di loro resistono ancora. Altri considerano oggi le organizzazioni non governative come una delle tante opportunità che il mercato del lavoro mette a disposizione.
Per continuare l’analisi, la Federazione Estero del Partito Comunista consiglia la lettura di un altro suo articolo intitolato ‘Filantrocapitalismo e controllo imperialista’: https://partitocomunistaestero.org/filantrocapitalismo-e-controllo-imperialista-analisi/
Fonti
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Marelli, S. (2008). Ong : Una storia da raccontare. Dal volontariato alle multinazionali della solidarietà. Carocci.
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