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L’imperialismo è, secondo Lenin, lo stadio supremo e ultimo del capitalismo. Lenin ne individua cinque caratteristiche fondamentali: 1) la concentrazione della produzione e del capitale ha creato i monopoli; 2) la fusione del capitale bancario con quello industriale ha creato il capitale finanziario e l’oligarchia finanziaria; 3) l’esportazione di capitali acquista importanza preminente rispetto all’esportazione di merci; 4) si sono formati raggruppamenti monopolistici internazionali che si spartiscono il mondo economicamente; 5) è compiuta la spartizione territoriale del mondo tra le grandi potenze capitaliste.
L’imperialismo non è una politica scelta liberamente dai governi capitalisti, ma il risultato necessario della logica interna dell’accumulazione capitalistica nella sua fase monopolistica. I capitali sovraccumulati trovano nei paesi “in via di sviluppo” un saggio del profitto più elevato — manodopera più a buon mercato, materie prime non ancora sfruttate, mercati non ancora saturi.
L’imperialismo genera anche contraddizioni che accelerano il suo superamento: crea le condizioni per le rivoluzioni di liberazione nazionale nei paesi oppressi; esacerba le contraddizioni interimperialistiche tra potenze rivali; corrompe parte della classe operaia dei paesi dominanti ma forgia una classe operaia internazionale sempre più cosciente.
Lo stadio monopolistico del capitalismo, caratterizzato dalla dominanza del capitale finanziario, dalla spartizione del mondo e dall'esportazione di capitali.
