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Israele-Iran: Analisi tra Teocrazia e Imperialismo

Redazione Pubblicato il 2 mesi fa 7 minuti letti
Israele-Iran Analisi tra Teocrazia e Imperialismo

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LA MASCHERA E IL VOLTO INGANNEVOLE

Israele, l’Inganno della “Democrazia” e la Lotta Anti-Imperiale dell’Iran Un’analisi marxista-leninista della contraddizione israeliana tra profezia, teocrazia e colonialismo.

Nella narrazione egemonica occidentale, ci viene costantemente proposta una dicotomia funzionale all’imperialismo: da un lato Israele, presentato come un’avamposto della democrazia e della modernità in Medio Oriente; dall’altro l’Iran, dipinto come una teocrazia oscurantista e nemica della libertà. Ma come insegna il materialismo storico, dobbiamo guardare oltre la sovrastruttura formale per analizzare i reali rapporti di produzione e di potere. Israele, con la sua forma parlamentare, rappresenta il classico esempio di democrazia formale borghese che maschera una sostanza teocratica, colonialista e imperialista. Come vedremo, la “linea temporale profetica” che abbiamo analizzato non è solo un fatto religioso, ma diventa lo strumento ideologico per legittimare l’espansione territoriale e il dominio di classe, in perfetta sintonia con le logiche dell’imperialismo statunitense ed europeo. L’Iran, al contrario, rappresenta un baluardo anti-imperiale che, pur con le sue contraddizioni interne di società pre-rivoluzionaria, difende la propria sovranità e il proprio percorso rivoluzionario contro l’aggressione del capitale monopolistico occidentale e del suo “gendarme” mediorientale: il regime sionista.

La “Linea Temporale Profetica”: L’ideologia al servizio del colonialismo

La nostra analisi è partita dalla cosiddetta “linea temporale di Israele nella profezia biblica”. Questo costrutto teologico, che va dall’Alleanza con Abramo fino alla “Nuova Gerusalemme”, non è un innocente esercizio esegetico. Esso rappresenta la sovrastruttura ideologica che legittima il progetto colonialista sionista. · La Bibbia come atto di proprietà: Quando la classe dirigente israeliana, come abbiamo visto, utilizza il concetto di “Grande Israele” (Eretz Yisrael) basato su confini biblici, sta compiendo un’operazione tipica della mistificazione ideologica. Trasforma un testo religioso in un atto di proprietà fondiaria per giustificare l’espropriazione del popolo palestinese. · Il “rito” e lo “stato”: Come notava Antonio Gramsci, ogni classe dominante cerca di esercitare l’egemonia non solo con la forza, ma anche costruendo un’ideologia che faccia apparire il suo dominio come “naturale” e “morale”. La narrazione profetica serve esattamente a questo: a far apparire la Nakba (la catastrofe palestinese del 1948) non come un crimine, ma come l’adempimento di un disegno divino, come l’inizio del “germogliare della foglia di fico” di cui parla Matteo. Il fatto che Israele sia stato “ricostituito” nel 1948 non è un miracolo, ma il risultato di un preciso disegno geopolitico imperialista, volto a creare un avamposto degli interessi occidentali in Medio Oriente, come del resto Fidel Castro denunciò per decenni, definendo il sionismo un “alleato oggettivo dell’imperialismo yankee”.

La Sovrastruttura Parlamentare: Il “Contenitore” Democratico del Dominio Teocratico

Arriviamo al cuore della contraddizione: la forma politica di Israele. I media occidentali insistono nel definirlo “l’unica democrazia del Medio Oriente”. Ma cosa significa “democrazia” in Israele? · La Democrazia Formale: Esiste un parlamento (la Knesset) eletto a suffragio universale. Questo è ciò che Lenin definiva la “repubblica democratica” borghese, la forma politica più avanzata per la borghesia, perché crea l’illusione della partecipazione popolare mentre mantiene intatto il dominio di classe. Si vota, ma le opzioni sono circoscritte e i veri rapporti di forza (economici, militari, e ora religiosi) restano intoccati. · La Sostanza Teocratica: Come abbiamo documentato nella nostra analisi, al di sotto di questa forma democratica, Israele è una teocrazia di fatto:

  1. Il Monopolio del Gran Rabbinato: Lo stato delega all’ortodossia il controllo sullo status personale (matrimonio, divorzio). Non esiste matrimonio civile. Lo stato non è separato dalla religione, ma è sottomesso a una specifica corrente religiosa.

  2. L’Identità Halachica: La legge del ritorno e la definizione di “chi è ebreo” (e quindi chi ha pieni diritti di cittadinanza) è decisa da criteri religiosi medievali, non dalla volontà popolare.

  3. Il Potere dei Partiti Ortodossi: La “democrazia” parlamentare è ostaggio dei partiti Haredi e Dati. Essi, pur rappresentando una minoranza della popolazione (circa il 25%), detengono un potere sproporzionato, in grado di fare e disfare governi. Questo non è un’anomalia della democrazia, ne è la logica conseguenza in un sistema dove i partiti rappresentano interessi corporativi (in questo caso, religiosi) e non la volontà generale. Questa struttura è ciò che permette al progetto “sionista imperialista” di prosperare. La religione fornisce la legittimazione morale per l’espansione (gli insediamenti in Cisgiordania sono spesso guidati proprio dai nazional-religiosi, i Dati), mentre la forma democratica fornisce la copertura politica per i consumatori occidentali. Stalin, nella sua analisi della questione nazionale, sottolineava come la borghesia utilizzi il nazionalismo (e in questo caso il nazionalismo religioso) per dividere il proletariato e perpetuare lo sfruttamento. Il sionismo è la forma estrema di questo nazionalismo borghese, che si allea con l’imperialismo per creare uno stato etnico e religioso a discapito delle popolazioni autoctone.

La Maschera dell’Ipocrisia: “Vivere all’Europea” mentre si commette un crimine.

I media occidentali ci mostrano insistentemente le spiagge di Tel Aviv, i locali notturni, la tecnologia avanzata. Ci mostrano israeliani che “vivono all’europea”. Perché? Perché questa è l’operazione di egemonia culturale perfettamente riuscita. Si crea un’identificazione: “Sono come noi, quindi sono dalla parte del bene, della modernità, della democrazia”. Questa immagine serve a:

  1. Occultare la realtà coloniale: Mentre a Tel Aviv si vive “all’europea”, in Cisgiordania e a Gaza si consumano l’apartheid, l’assedio, il bombardamento di civili. L’immagine patinata serve a desensibilizzare l’opinione pubblica occidentale dai crimini che il suo “alleato” sta commettendo.

  2. Delegittimare il nemico: A questa immagine di “vita” si contrappone quella dell’Iran “teocratico”, oscurantista, dove le donne sono oppresse. È una semplificazione funzionale, che ignora la complessità sociale iraniana e la sua lotta per l’emancipazione dall’interferenza straniera.

  3. Nascondere la teocrazia interna: La componente teocratica di Israele (il controllo rabbinico, il potere degli Haredi) viene minimizzata o presentata come una simpatica “tensione interna” a una democrazia vivace, e non come la prova che la “democrazia” è solo una facciata. Questa è l’ipocrisia del regime sionista: vuole apparire come un faro di laicità in un mare di oscurantismo, ma la sua stessa esistenza e le sue leggi fondamentali sono radicate in un’interpretazione religiosa del mondo, esattamente come i suoi nemici, con l’aggravante di mentire spudoratamente sulla propria natura.

L’Iran: Baluardo Anti-Imperiale in rivoluzione Permanente.

La narrazione occidentale lo dipinge come il “grande teocratico”. Ma la differenza sostanziale, che l’analisi marxista-leninista deve cogliere, è questa: · Israele è una teocrazia al servizio dell’imperialismo. La sua religione legittima l’espansione, il colonialismo e l’alleanza con il capitale monopolistico occidentale. È uno stato reazionario per definizione. · L’Iran è uno stato nato da una rivoluzione anti-imperiale. La Rivoluzione del 1979 è stata una rivolta contro lo scià, fantoccio degli Stati Uniti. Il suo percorso è dichiaratamente rivoluzionario e legato allo spirito del Corano, ma nella sua essenza è un movemento di liberazione nazionale che ha sfidato il dominio occidentale nella regione. Fidel Castro, che mantenne sempre ottimi rapporti con Teheran, comprese perfettamente questa dinamica. Pur non condividendo ogni aspetto della politica interna iraniana, riconosceva nell’Iran un alleato fondamentale nella lotta contro l’imperialismo statunitense. La Rivoluzione Cubana stessa ha sempre difeso il diritto dell’Iran all’autodeterminazione e all’uso dell’energia nucleare a scopi pacifici, contro le intimidazioni dell’Occidente. La posizione iraniana è trasparente: non ha mai nascosto il suo percorso rivoluzionario. Non finge di essere ciò che non è. Mentre Israele usa la democrazia come una “sovrastruttura contenitore” per far passare l’egemonia ortodossa e il colonialismo, l’Iran dichiara apertamente la sua natura di stato islamico che resiste all’egemonia mondiale del capitale.

La Lotta per Liberare la Palestina e Smascherare l’Impero:

In conclusione, l’analisi marxista-leninista ci permette di smascherare definitivamente la natura del regime sionista. Israele non è una democrazia. È una teocrazia colonialista e imperialista che utilizza la forma parlamentare borghese e una potente operazione di egemonia culturale gramsciana per mascherare la sua natura oppressiva e la sua funzione di gendarme degli interessi occidentali in Medio Oriente. La sua “linea temporale profetica” non è che la legittimazione ideologica della Nakba e dell’apartheid. La sua “vita all’europea” non è che il volto ingannevole di un sistema che nega i diritti al popolo palestinese e si fonda su un privilegio etnico-religioso. Dall’altra parte, la Rivoluzione Islamica dell’Iran, con tutte le sue contraddizioni di società di transizione, rappresenta un avamposto della resistenza anti-imperiale. Difendere il diritto dell’Iran all’autodeterminazione significa combattere la stessa battaglia di Stalin contro il fascismo, di Gramsci per l’egemonia delle classi oppresse, e di Fidel per un mondo multipolare libero dal giogo del capitale statunitense e europeo.

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