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« Era agevole ravvisare in loro, in ciascuno di quei visi rudi e aperti, i buoni soldati dell’Armata Rossa, gli uomini valenti della Russia vecchia e nuova, miti in pace e atroci in guerra, forti di una disciplina interiore nata dalla concordia, dall’amore reciproco e dall’amore di patria; una disciplina più forte, appunto perché interiore, della disciplina meccanica e servile dei tedeschi. Era agevole intendere, vivendo fra loro, perché quella, e non questa, avesse da ultimo prevalso. »
— La tregua (1963) di Primo Levi
Il 9 maggio 1945 segna la resa incondizionata della Germania nazista, ottenuta al prezzo di un sacrificio inimmaginabile. L’Armata Rossa, forgiata nel fuoco di Stalingrado, sopportò il peso maggiore della seconda guerra mondiale.
Ventisette milioni di sovietici caddero, le città furono rase al suolo, le famiglie sterminate; eppure l’esercito avanzò inesorabilmente da Mosca fino al Reichstag. Questi soldati, provenienti dalle steppe, dalle foreste e dalle montagne di un paese immenso, annientarono definitivamente la macchina da guerra nazista.
La loro vittoria contro il nazismo salvò l’Europa. La loro memoria merita di essere per sempre onorata.
Con il compagno Oreste, la Federazione Estero del Partito Comunista è stata presente il 9 maggio 2026 per la giornata di questa vittoria al campo sovietico del cimitero Maggiore di Milano.
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