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Il protagonismo del proletariato a Taranto e la mobilitazione per la riconversione dell’ex Ilva

Non vincono non vinceranno non hanno domani, la forza è nel puntello impugnato da oneste fortissime mani.
Così si esprimeva Pierangelo Bertoli con le sue canzoni in sostegno alle lotte operaie. Lo sapeva bene che l’ultima parola spetta al proletariato, ai lavoratori. A Taranto questi lo hanno dimostrato unendosi in associazioni dei cittadini, di comitati e di sindacati di base di Taranto (come le “Liberie Pensanti” e i movimenti locali per la chiusura dell’area a caldo) spingendo per un piano di riconversione ecologica, sociale ed economica dell’ex Ilva, contrapposto ai progetti di continuità industriale o decarbonizzazione parziale.
Il corteo, organizzato dalla rete di cittadini e associazioni Onda del Futuro (che include anche i Genitori Tarantini ), ha visto la partecipazione di una marea di persone che sono scese in strada per protestare e chiedere una svolta ambientale ed economica per la città. Ecco i punti principali delle loro proposte per l’area a caldo
I cinque punti programmatici per il superamento dell’area a caldo
1. Chiusura definitiva dell’area a caldo e fine del ricatto occupazionale
Chiusura definitiva dell’area a caldo: Richiesta centrale e non negoziabile per fermare le emissioni inquinanti, tutelare la salute pubblica e porre fine al ricatto tra lavoro e diritto alla vita.
2. Smantellamento degli impianti e bonifica integrale del territorio
Smantellamento e bonifiche integrali: Lo smantellamento degli impianti dell’area a caldo e la totale bonifica dei suoli e della falda acquifera compromessi da decenni di inquinamento, utilizzando anche i fondi europei dedicati (come il Just Transition Fund e i programmi di coesione).
3. Riconversione produttiva e riqualificazione operaia
Riconversione manifatturiera e “lavori verdi”: Sostituzione della grande industria pesante con attività manifatturiere leggere, energie rinnovabili, produzione di idrogeno verde e la riqualificazione professionale degli operai in impieghi sostenibili.
4. Rinaturalizzazione e Quartieri di Salvaguardia della Salute Pubblica
Barriere verdi e parchi di salvaguardia: Proposte per trasformare porzioni dei terreni industriali dismessi e delle aree a ridosso del quartiere Tamburi in zone di rinaturalizzazione, boschi urbani e “Quartieri di Salvaguardia della Salute Pubblica” con la piantumazione di alberi ad alto fusto per assorbire le polveri, piuttosto che parchi tematici d’intrattenimento commerciale.
5. Pianificazione collettiva e vincoli istituzionali per il dopo-carbone
Accordo di Programma partecipato: Un piano scritto e condiviso collettivamente dalle intelligenze locali, dai comitati e dai cittadini, vincolando le istituzioni a tappe certe e certificate per il dopo- carbone.
L’unità tra classe operaia e cittadinanza oltre la falsa contrapposizione tra salute e salario
Le antiche divisioni fra gli operai e i sindacati da una parte, che temono la perdita di posti di lavoro, e le famiglie e associazioni di cittadini dall’altra che temono per la propria salute nonché per quella degli stessi operai, hanno trovato un punto d’incontro in questi progetti di riconversione produttiva ed ecologica coi quali risolvere i problemi d’inquinamento e garantire un occupazione stabile e salutare per i lavoratori.
Organizzazione centralizzata del corteo e ruolo dei Sindacati Generali di Classe
A differenza dei cortei di Milano, la presenza poliziesca è stata minima, con una decina di poliziotti non in tenuta antisommossa a capo e coda del corteo e con qualche presenza di facciata davanti ai palazzi delle istituzioni. Non ci sono stati scontri né provocazioni da nessuna parte e la sfilata è stata ben organizzata e non dispersiva. Facendo notare come la questione dell’organizzazione centralizzata e non dispersiva di una manifestazione sia fondamentale per portare avanti un messaggio chiaro e unificato. La presenza massiccia dei Sindacati Generali di Classe coi Lavoratori Metalmeccanici Organizzati ha fatto presa anche sui gruppi di studenti, antifa, e lanciatori di slogan presenti anche in buona quantità, con interventi al microfono da parte di tutti durante il corteo. In particolare questa precisa manifestazione non ha visto la presenza dei sindacati confederati che si sono voltati altrove:
Il posizionamento delle sigle sindacali nella mobilitazione di Taranto
L’intervento di classe dei Lavoratori Metalmeccanici Organizzati (LMO)
LMO (Lavoratori Metalmeccanici Organizzati): Ha partecipato attivamente al corteo e alla stesura del documento politico condiviso, con l’intervento finale dal palco del Segretario Nazionale Antonio Ferrari. Questa sigla ha sostenuto in piazza le richieste di riconversione economica legando la tutela della salute ai diritti e alle tutele dei lavoratori, dell’indotto e dei cassintegrati.
L’assenza dei sindacati confederali e la linea del tavolo governativo
I sindacati confederali e maggioritari (Fim, Fiom, Uilm, Usb): Non hanno aderito né partecipato ufficialmente alla manifestazione del 17 ottobre. Le sigle confederali avevano infatti concentrato le loro azioni nella settimana precedente, siglando uno sciopero di più giorni con blocchi stradali terminato proprio venerdì 16 ottobre alle ore 23:00, focalizzando la propria mobilitazione in vista del tavolo istituzionale con il Governo convocato a Palazzo Chigi.
La posizione autonoma di Cobas e Slai Cobas
Cobas / Slai Cobas: Pur essendo sindacati di base storicamente vicini ai movimenti ambientalisti e critici verso le sigle confederali, hanno mantenuto una posizione autonoma di aperta contestazione sia verso le trattative istituzionali del Governo sia verso alcune posizioni del movimento ambientalista stesso.
Dalla scintilla di Taranto alla lezione storica del Palazzo d’Inverno
Il paragone tra le manifestazioni di Milano in particolare e quella di Taranto è d’obbligo. Come è stato per la presa del Palazzo d’Inverno occorre che le forze dell’ordine si schierino dalla parte dei rivoluzionari e non a difesa delle istituzioni, e l’esempio di Taranto ci mostra come la forza dell’unione dei cittadini con operai e studenti possa fare da scintilla e infiammare tutta la prateria.
Critica allo spontaneismo e costruzione della coscienza di classe
Che una nuova stagione di lotte abbia inizio e che veda il Partito Comunista all’avanguardia, malgrado la presenza negata di bandiere di partito e la pretesa che possano esistere movimenti apolitici. Stalin, nella sua critica alle deviazioni spontaneiste e nel suo lavoro sulla costruzione del partito, fu altrettanto netto: la classe operaia non diventa rivoluzionaria spontaneamente. La coscienza di classe va costruita, organizzata, disciplinata. Senza questo passaggio, la rabbia delle masse marginalizzate non è una risorsa: è un rischio.