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Il Movimento LGBT

Redazione Pubblicato il 6 anni fa 6 minuti letti
Il Movimento LGBT

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A partire dagli anni 60, è cresciuto con grande forza nei paesi capitalisti più avanzati il movimento per i diritti delle persone LGBT. La nascita e lo sviluppo di questo movimento è strettamente collegato allo sviluppo del lavoro salariato e, in particolare, degli sviluppi economici che hanno in gran parte liberato le donne dal lavoro domestico, precipitandole tra le masse di lavoratori salariati.

Questi sviluppi hanno permesso di dissolvere gradualmente i rapporti di interdipendenza all’interno della famiglia. Per esempio, in passato un lavoratore poteva comprare grano e spago, ma stava alla donna cucire, macinare, impastare e cuocere. La donna quindi manteneva il lavoratore con la propria forza lavoro, contribuendo solo indirettamente al capitale. Poco a poco, l’espansione del capitale ha però socializzato anche questo lavoro domestico non-retribuito tramite l’introduzione di nuovi beni di consumo. Ciò ha permesso alle donne di poter vendere la propria forza lavoro direttamente sul mercato come gli uomini. Questa espansione del capitale e del lavoro salariato ha cambiato non solo la struttura e la funzione materiale della famiglia, ma anche l’ideologia intorno al concetto di famiglia. La famiglia non era più un’unità di produzione volta al mantenimento del lavoratore salariato (e alla riproduzione di lavoratori), bensì principalmente un insieme di rapporti affettivi, una parte della sfera strettamente personale. Allo stesso tempo, i lavoratori e le lavoratrici hanno potuto vendersi al capitale come individui, indipendentemente dalle loro unità familiari.

Tutto ciò ha permesso non solo alle donne di emanciparsi, ma anche alle persone LGBT di sviluppare legami familiari basati sulla propria attrazione e la propria sensibilità. E’ in questo periodo che inizia a svilupparsi il concetto di omosessualità come condizione inerente all’individuo, e non solo come atto sessuale. L’autonomia materiale così acquisita sul mercato del lavoro, insieme alla crescente urbanizzazione, ha portato anche allo sviluppo di un mercato LGBT, per quanto marginale, nella forma di luoghi di incontro e prodotti culturali, che a loro volta hanno fornito la base per la crescita di un’identità LGBT.

Tuttavia, le persone LGBT hanno continuato a essere vittime di persecuzioni legali, nonché di constante discriminazione sociale e di violenze fisiche e psicologiche. In altre parole, mentre a livello materiale le persone LGBT avevano avuto modo di affermarsi, a livello ideologico persisteva una forte opposizione. Una plausibile ragione per questa contraddizione è il rapporto del capitalismo verso la famiglia. L’espansione del capitale ha eroso le fondamenta economiche che mantenevano unita la famiglia. L’entrata in scena allo stesso tempo delle identità LGBT ha soddisfatto il bisogno di un capro espiatorio per l’instabilità della famiglia che distraesse dal ruolo del capitale e formulasse il problema in termini moralistici e individuali.

Questa contraddizione poteva risolversi solo attraverso la lotta. Tra le prime formazioni del movimento LGBT spicca il Gay Liberation Front (GLF), il cui nome rendeva omaggio al Fronte di Liberazione Nazionale del Vietnam in lotta contro l’imperialismo statunitense. In occidente, la vicinanza ideologica dei primi movimenti LGBT al movimento comunista era dovuta al ruolo della borghesia nella discriminazione sul lavoro e del pensiero borghese nella perpetuazione dell’omofobia, per esempio nel campo medico. E’ da notare che nell’est socialista un errore opposto fu commesso a causa di condizioni materiali differenti. Prima del socialismo, le relazioni affettive omosessuali erano associate con la borghesia, poiché solo la borghesia poteva permettersi di porsi al di sopra della morale borghese e dei limiti materiali che le proibivano. Questo ha portato a confondere l’omosessualità con una forma di “decadenza borghese”. L’errore di questa posizione consiste nel non distinguere la manifestazione di un fenomeno dalla sua essenza. Ovvero, non si riesce a cogliere che i rapporti omosessuali esistono in ogni classe e cultura (essenza del fenomeno), perché particolari condizioni materiali e ideologiche hanno fatto sì che fossero evidenti prevalentemente in certi contesti (vecchia borghesia o occidente; manifestazione del fenomeno). Questo errore è stato riconosciuto da Fidel Castro, così come dalla Repubblica Democratica Tedesca, e ampiamente corretto a Cuba tramite il Centro Nazionale per l’Educazione Sessuale (CENESEX).

Bisogna constatare, tuttavia, che il movimento LGBT che ci troviamo di fronte oggi ha sviluppato un carattere di classe ben diverso. Diversi fattori hanno contribuito all’assorbimento da parte dell’ideologia borghese di gran parte del movimento per i diritti LGBT. Primo tra questi è il fatto che le persone LGBT non costituiscono una classe. Ovvero, questa identità non ha direttamente a che fare con il proprio rapporto con i processi di produzione. Per la borghesia, questo apre la porta a soluzioni non antagonistiche. In secondo luogo, gran parte del movimento LGBT è andato concentrandosi fondamentalmente su un appello alla morale borghese. Un esempio di questo è la centralità della lotta per l’espansione del diritto al matrimonio. Accoglierne l’appello non ha certo incorso in una perdita di legittimità per la borghesia, anzi. Tant’è che oggi paesi imperialisti come Israele sfruttano questo fatto per presentare i palestinesi come meno civili in quanto non riconoscano i diritti LGBT (pratica nota come pink-washing). Questo, in realtà, non fa altro che esacerbare la condizione di palestinesi LGBT in quanto capri espiatori degli aggressori sionisti.

Tuttavia, la morale borghese è una morale di cartone, che si sgretola appena i suoi profitti sembrano essere minacciati. La scrittrice Katherine Sender racconta come recentemente un’azienda di tecnologia ha proibito la formazione di un gruppo per impiegati LGBT per timore che potesse “funzionare come un sindacato”. In altre parole, anche quando il capitalismo non cerca di opprimere le persone LGBT in quanto tali, è chiaro che il suo interesse è solo di integrarle nei suoi sistemi di sfruttamento e consumo.

Tutto ciò rende evidente la centralità assoluta del conflitto di classe rispetto a ogni altra lotta. Rende inoltre evidente che il socialismo è negli interessi dei lavoratori LGBT così come di tutti i lavoratori. Nella fase decadente del capitalismo, Lenin disse a Clara Zetkin, “tutti i pensieri delle operaie, delle donne lavoratrici devono essere rivolti alla rivoluzione proletaria. È essa che creerà anche una base per le nuove condizioni del matrimonio e i nuovi rapporti tra i sessi.” Infatti, sebbene lo sviluppo capitalista abbia creato le basi per l’emancipazione di donne e persone LGBT (nei paesi più avanzati), solo il socialismo potrà estendere questi diritti e risolvere le rimanenti contraddizioni, per questi gruppi così come per la classe lavoratrice tutta.

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Tags: capitalismo emancipazione lavoro movimento lgbt

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