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Bulgaria: euro-suicidio e disastro economico dopo appena sei mesi

Redazione Pubblicato il 5 ore fa 4 minuti letti
Bulgaria euro-suicidio

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Bulgaria: euro-suicidio e shock economico iniziale

In appena sei mesi, il disastro economico devasta la Bulgaria condannata all’euro-suicidio con l’ingresso nella moneta unica. Le conseguenze immediate sono:  

  • 1) Inflazione alle stelle e 
  • 2) perdita di potere d’acquisto da parte dei cittadini ed un’imminente procedura d’infrazione a fronte degli indicatori di deficit prontamente rilevati dagli euroburocrati della Commissione europea.

Bulgaria e crisi annunciata

Bulgaria ed euro-incubo, un disastro annunciato già ad inizio anno. Questa in estrema sintesi la gravissima situazione che dopo appena pochi mesi la Bulgaria si trova ad affrontare per via di un disastro peraltro ampiamente previsto che ha fatto seguito all’euro-suicidio del Paese consequenziale all’ingresso di Sofia nell’infausta area euro.  

Bulgaria: euro-suicidio: Inflazione e percezione sociale

L’inflazione in Bulgaria è ora al 7%, raddoppiata da gennaio a maggio. L’incubo nel quale si trova ora Sofia, imposto deliberatamente dalle elites finanziarie internazionali, era già stato ben compreso dalla popolazione per oltre il 57% contraria all’adozione della moneta unica e, a questo proposito, avevamo dedicato un dettagliato articolo.

 

Balcani occidentali e precedenti storici dell’euro

Si tratta di un copione ben conosciuto anche nei Balcani occidentali dove il disastro che spesso nell’Europa meridionale ha fatto seguito all’adozione della moneta unica ha colpito duramente la Croazia nel 2023.

 

Bulgaria: euro-suicidio e procedura d’infrazione UE

All’euro-suicidio della Bulgaria farà presto seguito il disastro insito nei famigerati vincoli europei. Bruxelles intanto ha già deciso di avviare l’iter inerente alla procedura d’infrazione, previo confronto con il Comitato economico e finanziario, a fronte del deficit di bilancio della Bulgaria che ha superato il famigerato 3% del Pil. 

Sulla base degli inflessibili ed ottusi vincoli europei, il rapporto deficit/Pil dovrebbe infatti attestarsi nell’anno in corso intorno al 4,1% crescendo poi l’anno successivo dello 0,2%. 


La procedura d’infrazione, seconda fase dell’euro-incubo
 

 Al termine dei prossimi sei mesi giungerà pertanto al Governo della Bulgaria la lettera di richiamo e qualora la procedura d’infrazione venisse avviata, le “raccomandazioni” vincolanti degli euroburocrati, finalizzate alla riduzione del deficit di Sofia, determinerebbero inevitabilmente tagli alla spesa pubblica peggiorando in tal modo le condizioni già precarie della popolazione. Nel frattempo, assillata dai problemi derivanti dal disastro economico che ha fatto seguito al proprio euro-suicidio, la Bulgaria si è smarcata da ulteriori forniture militari a Kiev nella sua guerra contro la Russia allineandosi a Repubblica Ceca, Slovacchia ed Ungheria come dichiarato in una conferenza stampa dal Ministro della Difesa Dimitar Stoyanov. 

Bulgaria: euro-suicidio e gli ottusi vincoli europei alla base del disastro 

Le intolleranti regole di Bruxelles, già difficili per Paesi economicamente maturi, sono assolutamente inapplicabili a realtà che come la Bulgaria non abbiano ancora raggiunto quelle condizioni. Il Paese balcanico è infatti entrato pochi mesi fa nella famigerata eurozona come il più povero dell’Ue per Pil pro capite, una politica caratterizzata negli ultimi anni da instabilità e crisi frequenti oltre ad un tessuto produttivo gracile.  

“L’Europa non è in crisi, è la crisi” 

Una realtà travagliata quella della Bulgaria che necessita di ovvi ammortizzatori, trasferimenti e fiscalità particolarmente flessibili. Tutte qualità non previste dal Patto di Stabilità e Crescita che, rispecchiando i tetri burocrati di Bruxelles più inclini all’euro-suicidio di Paesi quali la Bulgaria che all’under standing, impone rigidi parametri dissennati ad economie con vulnerabilità, dimensioni e storie totalmente differenti se non addirittura inconciliabili.  

 

Appendice storica e critica del modello economico

Negli anni ’80 dell’altro secolo, Romano Prodi, salito al “soglio pontificio” dell’IRI, incomincia una delle più grandi svendite di un paese occidentale ai privati delle industrie Pubbliche italiane, che ricorda molto da vicino quello che è successo nei ’90 negli ex paesi della cosiddetta Cortina di Ferro. Prodi mise in campo tutti i prodromi che i Chicago Boys, fin dal 1971, hanno messo in campo: quello, prima di tutto, di privatizzare le banche statali e poi usare gli squali per prendere le industrie finanziate dalle mafie finanziarie, comprarle per un tozzo di pane e quotarle in borsa. Un’operazione che ha coinvolto tutti: sindacati confederati in primis, corruzione degli ex Partiti Socialisti e Comunisti Europei per far credere alle classi lavoratrici che “andrà tutto bene con l’Euro”. La speranza, visto i rapporti che noi teniamo con gli ex Partiti comunisti e operai che ancora esistono all’est, in molti casi clandestini laddove è vietato l’uso della falce e martello, è quella che sappiamo di certo che ci sono non nostalgici del Comunismo, ma molti di nuova generazione che hanno capito che era l’unica via per sconfiggere il capitalismo consumista e vivere bene con casa, lavoro, sanità, scuola, ecc. per tutti. L’ideale comunista, checché il main stream continui nel dire che impoveriva, al contrario aveva reso quelle popolazioni orgogliose di sé stesse. Non è morto l’ideale, è stato sbagliato il suo Revisionismo fatto dai traditori dello stesso. Avanti compagni! 

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