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Vicenda Pablo Hasel: Cosa succede nella “Democratica” Spagna

Redazione Pubblicato il 5 anni fa 3 minuti letti
Vicenda Pablo Hasel: Cosa succede nella “Democratica” Spagna

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Continuano le violenze nelle strade delle principali città spagnole (a Barcellona in primis, ma anche a Madrid e a Valencia), collegate con le manifestazioni di protesta per l’imprigionamento del rapper e militante comunista Pablo Hasel.

La condanna

Per dovere di cronaca, ricordiamo i motivi della condanna di Hasel: la sentenza della Audiencia Nacional (Corte d’istanza e d’appello) è relativa ai testi delle canzoni e a una sessantina di tweets e messaggi, che gli sono valsi nove mesi di reclusione per apologia di terrorismo e oltraggio alla Corona.

L’ Evoluzione

La situazione ha preso fuoco ieri dopo l’intervento del portavoce di Unidas Podemos, Pablo Echenique, aspramente criticato per una sua dichiarazione alquanto polemica a favore dei dimostranti. Il ministro spagnolo degli Interni, Marlaska, cosí come tutto l’arco costituzionale legato alla borghesia, sta approfittando dell’opportunità dell’arresto di Hasel per ricordare con fiumi di parole su tutti i mass media quanto siano cattivi i “comunisti”, accusandoli di esprimersi solo con la violenza, nella tanto democratica Spagna. Si ripropongono continuamente estratti di interviste del rapper per sottolineare la giustezza della condanna per apologia del terrorismo, tralasciando altre sue dichiarazioni più contestualizzate, mentre il ragazzo di Lerida solo parlava di “resistenza”,di essere “partigiani” e che le rivoluzioni sono sempre state violente («non sono un pranzo di gala» diceva qualcuno!)

La nostra posizione

Come i nostri compagni del PCTE (Partido Comunista de los Trabajadores de España), anche il Partito comunista ha espresso solidarietà al compagno Hasel. Il governo borghese spagnolo, lo stesso della Ley Mordaza, che permette manifestazioni solo ai sindacati legati al potere, mostra il suo lato fascista nonostante si professi progressista. Ovviamente, fra i manifestanti sinceri, s’infiltrano sia i Servizi sia chi vuole approfittare dei fatti per mera violenza gratuita.

Ancora una volta constatiamo la giustezza di ciò che noi comunisti affermiamo con chiarezza da tempo: non importa che i governi siano di “destra o sinistra”, rimangono sempre governi borghesi, che difendono lo status quo e gli interessi dei padroni e dei grandi gruppi finanziari che ne finanziano le campagne elettorali.

Due pesi e due misure

L’Alto rappresentante dell’UE, Josep Borrell, soffre per Navalnij ma NON SOFFRE per il suo connazionale Pablo Hasél, anche lui imprigionato. Bruxelles NON HA NULLA DA DIRE riguardo al fatto che la Spagna l’anno scorso ha detenuto ben 14 artisti per motivi politici. La politica dei due pesi e delle due misure è il tipico approccio delle “democrazie” d’Occidente nei confronti dei paesi che non si piegano ai loro interessi. La repressione verso gli artisti ed i manifestanti ne è la prova: quando è un paese anti-imperialista a far rispettare la propria legalità e sovranità, governi e media occidentali lanciano feroci accuse, ma quando è lo stato spagnolo a soffocare il dissenso, anche violenetemente allora va tutto bene.

Conclusione

Siamo consapevoli che, se lasciamo che Pablo vada in prigione, domani potrebbe toccare a tutti noi. Come comunisti, non siamo di certo ipocriti e siamo di parte: difendiamo chi si oppone al sistema capitalista e difendiamo il diritto degli stati socialisti ad difendere i loro sistemi. Per questo mettiamo a nudo l’ipocrisia del mondo capitalista che si erge a paladino della libertà e diciamo: la libertà in assoluto non esiste, esistono i rapporti di forza tra le classi sociali.

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Tags: manifestazione pablo hasel protesta spagna violenze

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