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06/02/2022 By Redazione Non attivi

L’indecenza del servizio pubblico

Il festival ed i suoi ricavi

Il festival di Sanremo è un rituale al quale nessun italiano puo’ permettersi di scampare: ogni anno a inizio febbraio, sul palco dell’Ariston di un piccolo comune del littorale Ligure si susseguono cantanti che competono per l’ambizioso premio e la possibilità di rappresentare l’italia all’Eurovision.

Il problema di questo festival, ovviamente, non è la musica popolare, che puo’ piacere o no, ma gli stipendi esorbitanti dei partecipanti: solo il conduttore, Amadeus, è stato pagato – per meno di una settimana di lavoro – 600 mila euro, ossia quanto guadagna in 32 anni un italiano medio (lo stipendio medio in Italia è di 1550€ netti al mese).

A cosa possa giustificare di guadagnare in cinque giorni lo stipendio di 32 anni di un lavoratore o una lavoratrice qualsiasi, il Sole 24 ore – giornale di Confindustria, che fa della difesa dei padroni e degli sfruttatori il suo pane quotidiano – ha pronta una risposta(1): “Sanremo offre agli sponsor una vetrina televisiva immensa”, sostiene in un delirante articolo Riccardo Pirrone (“pubblicitario & social media strategist” secondo il quotidiano, già responsabile della comunicazione dell’azienda di onoranze funebri Taffo e autore di altri vergognosi articoli come quello du Renatino2).

Sanremo incide per il 5% sugli introiti pubblicitari [della Rai], nel 2021 ha portato nelle casse Rai ben 38 milioni di euro grazie agli investimenti dei brand durante la kermesse (…), il doppio rispetto alle spese”.

In altre parole: Sanremo permette alla Rai di guadagnare soldi, è normale che la Rai condivida questi soldi con chi lavora per il festival: cantanti, invitati, presentatore. Non manca nessuno?

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Lo sfruttamento come modello di società

Secondo i sindacati ed i lavoratori del settore, i musicisti dell’orchestra vengono pagati tra i 30 e i 60 euro al giorno3, una paga vergognosa e comunque superiore a quanto guadagnano coloro che si occupano delle luci, dell’acustica, di tutti gli aspetti tecnici che rendono possibile lo spettacolo televisivo che conosciamo4.

Seguendo il ragionamento di Riccardo Pirrone, se il festival costituisce un cosi grande introito per la Rai, non dovrebbe l’azienda pubblica cominciare per aumentare gli stipendi dei lavoratori pagati di meno, prima di concedere più di mezzo milione di euro ad un presentatore che è tutto tranne che insostituibile?

La risposta dei liberali a questa domanda è sempre uguale: NO. I lavoratori e le lavoratrici, per quanto fondamentali alla riuscita di eventi culturali (e di qualsiasi altro lavoro) sono sempre considerati come carne da macello, che va pagata il meno possibile e alla quale non puo’ essere nemmeno lontanamente immaginato il diritto di ricevere anche solo una parte della ricchezza che loro stessi producono. Lo sfruttamento di chi fa lavori manuali, pesanti, difficili eppure indispensabili è il cuore pulsante del modello di società capitalista.

Ma la peggiore beffa di questo sistema risiede nell’ipocrisia con la quale, quando vengono pubblicate le indecenti accumulazioni di ricchezza degli sfruttatori, i liberali parlano del “merito” di questi ultimi nell’aver accumulato tanta ricchezza, dimenticando completamente coloro da cui la ricchezza realmente proviene: i lavoratori e le lavoratrici.

A questa ipocrisia si aggiunge quella – ugualmente insopportabile – degli sponsor come l’Eni. Fare greenwashing cambiando il red carpet in green carpet per “lottare contro il riscaldamento climatico” come sene vanta l’azienda del cane a sei zampe, senza riflettere sull’uso delle energie fossili quali gas e petrolio è ancora un’illustrazione di come il capitalismo cerchi di distogliere l’attenzione dai problemi reali con gadget senza valore.

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Per questo motivo noi, comunisti, ci uniamo alle proteste dei lavoratori del settore, rivendichiamo per loro l’aumento immediato degli stipendi e la garanzia del rispetto dei loro diritti sociali, in particolare riguardo alle ore di lavoro ed alla loro salute sul posto di lavoro.

1 https://www.ilsole24ore.com/art/perche-e-giusto-che-amadeus-guadagni-600-mila-euro-condurre-sanremo-e-noi-no-AEKyrlBB?utm_medium=FBSole24Ore&utm_source=Facebook&fbclid=IwAR1BcM7gCr70X0VxF8Luev2X-u5VvIBQL9FG-BpFAt9KB-wze0N3rlMU1vI#Echobox=1643818596&refresh_ce=1

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