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25/11/2022 By Redazione Non attivi

Spagna, “Ley Trans”: confusione e divisione

Ley Trans”: legiferare o generare confusione?

Il socio del governo spagnolo di Pedro Sanchez, il partito Unidas Podemos, ha presentato un progetto di legge: la “Ley Trans”. In teoria, è per proteggere e promuovere i diritti delle persone transgender. La nuova normativa ha generato molte polemiche tra i difensori della legge e alcuni collettivi femministi che considerano che danneggi le donne. Questa legge doveva essere già stata discussa in Parlamento, ma il PSOE  rimanda continuamente il momento con nuove richieste di modifica, il che crea ulteriori attriti.

Come indica la legge, le persone transgender sono persone la cui identità di genere non corrisponde al sesso assegnato al nascere. La bozza ingloba diversi procedimenti medici e diritti legali, sia per adulti che per minori. Il punto più importante è la “depatologizzazione della transessualità”, cioè il non considerare più la transessualità come una malattia, seguendo le nuove normative dell’OMS (WWO).

La legge include anche l’assistenza medica nei processi di cambiamento di sesso, trattamenti ormonali, chirurgie ed altro. Inoltre, premierà le ditte che contrattano persone trans, che spesso affrontano pregiudizi che rendono difficoltoso il loro ingresso nel mondo lavorativo.

Tra le proposte che hanno generato polemiche, c’è ad esempio il fatto che dai 16 anni, si potrà cambiare sesso nell’anagrafe senza necessità del consenso dei genitori, né di un rapporto di trattamento medico e tra i 12 e i 16 anni, potranno farlo con il solo consenso dei genitori ma, in mancanza di questo, si potrà richiedere l’autorizzazione da un giudice. I promotori della legge argomentano che in questo modo, si proteggono i diritti dei minori che volendo cambiare di genere non possono contare sull’appoggio della famiglia. Invece, i detrattori dicono che il sistema proposto nella normativa può favorire la presa di decisioni precipitate, non consolidate in una situazione stabile di transessualità, cosa che potrebbe ripercuotersi in forma negativa sul libero sviluppo della persona. Tra i 12 e i 18 anni, si dovrebbe tener presente il principio di precauzione: qualsiasi trattamento può avere carattere irreversibile, quindi dovrebbe assolutamente contare, oltre che il consentimento nei termini previsti, un rapporto medico e/o perizia psicologica. In forma analoga a quello che si esige per i minori di 12 anni. In questo modo, si darebbe la giusta protezione ai minori, combinando adeguatamente il principio di autodeterminazione di genere con le esigenze particolarmente intense nel caso dei trattamenti a minori, poiché l’adolescenza e la pubertà sono epoche molto convulse nella formazione di una persona.

Dall’altro lato, ci sono giustamente collettivi di genitori contrari alla possibilità che i loro figli minori possano cambiare sesso senza la loro approvazione, considerando la questione come una privazione della loro patria potestà.

Questa legge introduce un sistema di terrore sanzionatore per tacitare le donne, le associazioni e le famiglie, che questionano le terapie di affermazione di genere per i minori, considerandole come processi sperimentali che danneggiano la salute fisica e psicologica dei minori con malessere di genere, che non sempre proseguono in transessualità.

Le organizzazioni contrarie dicono anche che il Governo sta situando la Spagna “in posizioni che già stanno lasciando indietro paesi come il Regno Unito, la Finlandia o la Svezia, dove sono saltati tutti gli allarmi a causa della crescita esponenziale di minori, che cercano negli interventi medici irreversibili la soluzione magica al loro disagio dovuto a stereotipi sessisti”. Altresì spiegano che questi paesi stanno scommettendo per un approccio più cauto della disforia di genere infantile e adolescenziale, perché i dati mostrano che l’80% dei minori con questo problema lo superano dopo la pubertà se non vengono incitati a transitare”.

Fino ad ora, la legge del 2007 che regolava il cambiamento di sesso esigeva che la persona fosse diagnosticata da un medico con una disfunzione di genere; un cambiamento di identità che capita quando la persona non si identifica con il suo sesso biologico. Invece, in questo senso, la nuova legge prevede l’ autodeterminazione di genere.

Il PSOE vuole modificare l’articolo 65 del progetto di legge, per dare sicurezza giuridica alla legge, perché ha dei dubbi sull’equiparazione di alcune violenze alla violenza di genere e vuole introdurre misure di protezione di fronte alla violenza nell’ambiente familiare nei confronti della violenza intra genere. Questo ha fatto allarmare i gruppi femministi, che considerano scadente utilizzare la violenza di genere per distrarre ed evitare di affrontare i veri problemi che ha il progetto e considerano una burla al femminismo pensare che la modifica dell’articolo relativo alla violenza di genere silenzierà il generale malessere. Il punto più controverso è quello che afferma che quando le persone LGTBI soffrono violenza nell’ambiente familiare o violenza intra genere, queste avranno i diritti lavorativi e di assistenza sanitaria pubblica, che si attribuiscono alle vittime di violenza di genere nella Legge Organica 1/2004 del 28 dicembre.

La normativa che si sta negoziando parifica in diversi punti degli articoli la violenza di genere e la violenza intra genere, che viene definita nella legge come quella che si esercita nelle “sue differenti forme, come fisica, psicologica, economica o sessuale, tra le altre, che si producono in seno alle relazioni affettive e sessuali tra persone dello stesso sesso e/o genere e che costituisce una manifestazione di potere la cui finalità è dominare e controllare la vittima”.

Per diverse giuriste e femministe, equiparare la violenza verso la donna nella sfera della coppia con la violenza intra genere suppone aprire la legge di protezione contro la violenza verso le donne nelle relazioni di coppia ad altre casistiche e che la normativa perda l’obiettivo per il quale fu elaborata: la violenza tra due uomini potrebbe essere equiparata nella legge a quella che esercita un uomo violento sulla sua partner donna, precetti che sono stati definiti nel Convegno di Istanbul. Per cui dicono praticamente che si nega la violenza di genere, affermando che ogni violenza è uguale e la violenza non ha genere.

Altre femministe comunque dicono che il nocciolo della questione sta nell’autodeterminazione del sesso nell’anagrafe. Il fatto di registrare il cambiamento di sesso senza nessun altro requisito è quello che crea più insicurezza giuridica, perché così come prevede la normativa del progetto non ha nessuna permanenza nel tempo, il testo attuale permette multipli cambiamenti con l’unica limitazione di dover aspettare sei mesi dalla data della registrazione. Questo avrà un grande impatto in diversi settori, non solo sul tema della violenza di genere, ma ad esempio, anche nelle raccolte dati disgregati per sesso come richiesto dalla Legge d’Uguaglianza del 2007; nelle competizioni sportive e tant’altro. L’unica forma per migliorare la sicurezza giuridica è che venga modificata l’autodeterminazione con qualche tipo di requisito.

Inoltre la legge si sta tramutando con il metodo d’urgenza, il che priva il Congresso dei Deputati e i cittadini della possibilità di aprire un dibattito, necessario per una legge, che senza essere organica, cambia molte leggi che già ci sono.

Dall’altra parte, i collettivi LGTBI vogliono che la legge venga approvata così com’è e al più presto possibile, per cui esiste una forte contrapposizione con i gruppi femministi.

C’è pure una lotta sulla terminologia che “oscura l’esistenza del sesso biologico” e pretende cambiare il Codice Civile utilizzando invece di padre e madre espressioni come “progenitore gestante”, “progenitore non gestante”, “progenitore che risulti come gestante”, “persona trans gestante”; oltre a denominare la vedova come “coniuge superstite gestante”.

Si reclama anche che un uomo con antecedenti di violenza maschilista o sessuale non possa chiedere il cambiamento anagrafico, poiché deve andare incontro a responsabilità penale come uomo, inoltre si chiede che le pene di privazione di libertà siano scontate in un penitenziario corrispondente al sesso biologico, per garantire la sicurezza e integrità fisica delle donne incarcerate.

La reversione dovrebbe essere sottomessa ad una serie di cautele che garantiscano una adeguata protezione da altri beni giuridici concorrenti e il dovuto rispetto dei principi di sicurezza giuridica e di ordine pubblico, che, come si ha già detto, precisano di certa stabilità nella definizione dell’identità sessuale della persona”.

Il progetto contravviene alle recenti decisioni in materia di categorie sportive che stanno adottando le Federazioni Internazionali in seguito alle investigazioni sulla rilevanza del sesso nelle prestazioni sportive.

Non è vero che la recente “depatologizzazione della transessualità” richieda la conversione del cambiamento del sesso sulla base di una decisione libera della persona, non soggetta a condizionamento alcuno. Secondo la Classifica Internazionale delle Malattie della OMS, non sembra necessario ne proporzionato divincolare la rettificazione registrale della menzione relativa al sesso di un elemento probatorio  che accrediti, in un modo o nell’altro, certa stabilità nell’identità sessuale liberamente definita per la persona. L’esigenza di un rapporto medico o psicologico costituirebbe una garanzia per il sollecitante che continuerebbe ad usufruire i diritti fondamentali della persona , poiché sarebbe un presupposto per l’esercizio del citato diritto alla rettifica anagrafica come succede con la nascita o il decesso della persona, che pretendono la presentazione di un certificato medico.

Rivendicare il genere al di sopra del sesso biologico non sembra un avanzamento trasformatore, bensì un arretramento. Il progetto di questa legge discrimina le donne, mette a rischio lo sport femminile, non protegge i minori e lede il diritto degli adulti a ricevere aiuto e accompagnamento senza che siano considerate una vera terapia di conversione.

In conclusione, questo Progetto di Legge ha provocato attriti tra i soci di Governo e naturalmente grandi proteste da parte dell’opposizione destrorsa; disprezza le evidenze scientifiche, mette i collettivi femministi contro i collettivi LGTBI, che fino adesso si appoggiavano tra di loro e questi ultimi beneficeranno di aiuti speciali per il lavoro al di sopra del resto dei lavoratori, mettono a rischio l’integrità fisica e psicologica dei minori e alcuni genitori perderanno la patria potestà, ci saranno complicazioni a livello sportivo, statistico ed in altri settori, crea mostri linguistici, nega il dibattito pubblico e facilita le frodi di legge, già che si generano pericolosi dubbi, insicurezze e problemi di ordine giuridico e pubblico. Non c’è che dire, tutto un trionfo del neoliberalismo che frammenta la società e frantuma l’individuo stesso. Questa Ley Trans si vuole progressista e invece, il solo progetto è confusionario e divisivo. Sembra che si voglia fare solo per provocare appositamente caos mentre una vera legge dovrebbe proteggere le persone transgender dalle discriminazioni che subiscono senza crearne altre per loro, i minorenni o le donne. Basta con ogni tipo di alienazione. O socialismo o barbarie!

 

 

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