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14/05/2021 By Redazione Non attivi

La duplice discriminazione delle donne proletarie

La donna proletaria è oggetto di una duplice oppressione: 1) quella di classe, nella sottomissione alla violenza predatoria del capitalismo, 2) quella di genere, nel sacrificarsi per la famiglia, usanza sostenuta dalle istituzioni borghesi.
La madre sola senza appoggio famigliare si ritrova in una situazione di totale abbandono, dovuta all’esclusione sociale, dalla quale difficilmente potrà uscirne, in assenza di politiche che favoriscano il suo inserimento nel mondo lavoro, con un salario adeguato. Dalle statistiche, emerge che tra i
“nuovi poveri” molte siano donne sole con figli, situazione analoga in molti paesi nell’ Europa dei potenti.

In Spagna le donne povere sono il 24% della popolazione e hanno più difficoltà a trovare un impiego rispetto agli uomini, la differenza salariale è del 22%. Si ritrovano quindi a gestire la povertà famigliare, anche sacrificando la spesa personale. In Francia la donne guadagnano il 28,5% in meno rispetto agli uomini.
Il tasso di povertà femminile è del 52,7% e riguarda soprattutto madri single.
In Austria le donne sole con figli sono le più svantaggiate per avere sussidio, in quanto per poterlo ricevere il minimo esistenziale sono costrette a trovare e pagare un posto all’ asilo, impresa difficile data l insufficienza dei posti nelle scuole dell’infanzia. Anche in Svizzera la condizione della madre sola proletaria trascina molte donne nella spirale dell’assistenza sociale; costrette a vivere miseramente, con il miraggio e l’illusione di poter guadagnare 5000 franchi mensili per uscirne, cosa impossibile in quanto le politiche del territorio non consentono di ricevere un salario dignitoso.


Le madri sole sono in sovraccarico rispetto a quelle con partner, in quanto svolgono in media 54 ore settimanali di lavoro non retribuito, cioè accudimento dei figli e lavori domestici. Nella Germania di
hartz4, sussidio creato dall’ SPD per svendere la classe proletaria alla borghesia, creando miseria e precariato, le donne sono più a rischio povertà rispetto gli uomini, il 40% di donne sole con figli prendono hartz4.

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Non ci può essere una vera emancipazione femminile, se prima non si liberano tutti gli sfruttati e gli oppressi dal giogo del capitalismo. Confermando che la lotta di genere non e né un femminismo becero da un lato, né fucsia, cioè borghese e ricco dall’altro. Nel comunismo-socialismo le donne non hanno bisogno di lottare per la loro emancipazione salariale, famigliare o sociale, perché la lotta di classe che porta alla liberazione dell’essere umano scavalca qualsiasi genere. Per questo nell’URSS bolscevico si parlava di
“uomo nuovo” inteso come essere umanità.

Fonti:

Svizzera: swissinfo.com
Francia : inegalites.fr
Austria: Esperienza personale vissuta da una nostra compagna

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