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Al compagno Enrico Olivetti

Redazione Pubblicato il 3 anni fa 5 minuti letti
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Al compagno Enrico Olivetti

(Torino, 7 novembre 1954, Candaba-Zampanga, 7 settembre 2022)

 

”Un’ideologia è qualcosa che ti proietta nel futuro, che guida le tue azioni per raggiungere un obbiettivo molto più ambizioso… se non hai un’ideologia, non hai un ideale”

  • Compagno Enrico Olivetti, durante una riunione di federazione.
Enrico Olivetti
Enrico Olivetti

 

Il 7 settembre 2022 ci lasciava improvvisamente il compagno Enrico Olivetti, militante della prima ora della nostra federazione. In questo articolo vogliamo riassumere brevemente la sua vita ed onorarne la memoria, perché di militanti come lui non ce ne sono in tanti.

Enrico nasce a Torino il 7 novembre 1954, nella casa paterna di via Monginevro. È figlio unico di Domenica Davito Gara, originaria di Levone Canavese, e di Corrado Olivetti. A 11 anni, durante le vacanze di prima media, inizia l’apprendistato come tipografo, in via Cumiana, presso l’Eurolab. Dopo il diploma di terza media, inizia a lavorare come operaio al Sociale, una tipografia che viene demolita per far posto al grosso complesso commerciale Auchan.

Enrico viene descritto dai suoi cari come piuttosto recalcitrante allo studio e alla disciplina scolastica, ma allo stesso tempo come una persona estremamente curiosa e intelligente, con una sua disciplina molto particolare e che, soprattutto, la maggior parte delle persone non riusciva nemmeno a intravedere.

A 16 anni parte per una vacanza in Grecia, che all’epoca era sotto la feroce dittatura dei colonnelli, senza parlare una parola di greco (e con i capelli ancora lunghi). Dopo solo due settimane, torna in Italia parlando un greco piuttosto discreto, e motivato ad organizzare una sorta di comitato di accoglienza per i profughi greci, in particolare per i tanti studenti che sceglievano Torino, sede del più grande Politecnico d’Europa. Con altri compagni organizzò la stampa di un ciclostile in greco che dava informazioni sulla situazione greca. “O agonas mas“, che significa “le nostre battaglie” e il cui logo era un pugno chiuso monolitico.

La Grecia segna profondamente la vita di Enrico. I tanti viaggi, in auto o in aereo, gli amici, la mussakà e la grande musica di Mikis Teodorakis e Maria Farandouri lo fanno innamorare di quel paese, nel quale si reca perfino in macchina, alla fine degli anni ’70 (con una fiat 500 dell’epoca!).

Durante gli anni di lavoro come tipografo che Enrico scopre una grande passione per la fotografia, e riesce ad aprire un piccolissimo negozio di fotografia con annesso laboratorio, in via Cumiana 41, al terzo piano. Lo battezza Photolab e, sempre da autodidatta, vi inizia a sviluppare le foto dei suoi clienti. A poco a poco l’attività prende la giusta direzione ed il negozio si trasferisce al piano terra dello stesso edificio.

Un giovane Enrico Olivetti
Un giovane Enrico Olivetti

Durante i primi anni ’80, Enrico diventa programmatore, impara l’inglese ed inizia ad usare i primi computer a cassetta. Si specializza da autodidatta nel campo dell’informatica e delle traduzioni. Diventa quindi, oltre che programmatore, consulente e traduttore, lavorando per Il Giornale dell’Arte (Allemandi) e per un numero infinito di testate. “Era un vero stacanovista”, si ricorda sua moglie. “Intelligente e forte, non era mai stanco”.

Negli anni Novanta assume la direzione di una fabbrica di Avigliana sull’orlo del fallimento, una nuova sfida per il suo orgoglio, e uno stimolo per il suo genio. Infatti, non solo riesce a salvare la fabbrica, ma anche a migliorarne la produzione, basandosi sulle conoscenze chimiche che, come tutto il resto, aveva acquisito da autodidatta.

Dopo questo successo, decide di trasferirsi lontano dall’Italia, nelle Filippine, per cercare nuovi sbocchi professionali. È alla fine degli anni ’90 che incontra sua moglie, con la quale rimarrà legato per oltre un quarto di secolo. Nelle Filippine crea la Olivetti Media Communication, società dedicata alle lingue che da vita a diversi dizionari, dal latino al piemontese, dall’italiano al greco antico.

Zennie Enriquez Olivetti ricorda: “non riesco a individuare interessi particolari, perché l’ho visto dedicarsi a ogni genere di cose. Sapeva ricamare, usare il telaio, stampare, sviluppare foto, programmare un sito web, parlare innumerevoli lingue o rispondere a qualsiasi domanda di storia, scienza o geografia!”.

Con una maglietta "a tema"
Con una maglietta “a tema”
Enrico non nascondeva le sue opinioni, anzi!
Enrico non nascondeva le sue opinioni, anzi!

Dopo la creazione del Partito Comunista (2014) e della Federazione Estero, Enrico inizia a militare dall’estero, divenendo responsabile del partito per le Filippine e tutta l’Asia Sud-Orientale. Meticoloso e serio nella preparazione degli interventi alle riunioni (che seguiva svegliandosi alle 3 di notte, per via del fuso orario), era sempre pertinente e preparato. Portava alla federazione un punto di vista prezioso, per la sua conoscenza di un territorio così remoto come le Filippine, delle comunità italiane lì presenti, ma anche per la sua profonda analisi marxista-leninista, che ostentava fin sulle magliette. La notizia della sua improvvisa scomparsa provocò molto dolore alla federazione, che chiese ed ottenne (all’unanimità e dopo uno scroscio di applausi) al Comitato Centrale del Partito, di portare il nome di Enrico.

Gli esseri umani muoiono, ma le loro idee sono eterne. Enrico sarà sempre al nostro fianco, fino alla vittoria del Socialismo.

Ciao Enrico. Che la Terra ti sia lieve.

             I compagni e le compagne

 

Le informazioni presenti in questo articolo sono state fornite da Zennie Enriquez Olivetti, moglie del compagno Enrico Olivetti, nell’obbiettivo di mantenere viva la sua memoria. A lei vanno, oltre alle nostre più sentite condoglianze, i nostri più sinceri ringraziamenti.

Enrico Olivetti, giovane e sorridente
Enrico Olivetti, giovane e sorridente

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